(AGENPARL) - Roma, 2 Agosto 2026 - Le notizie diffuse dai media internazionali riguardo a un presunto piano accettato dall’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz sono destituite di ogni fondamento. Teheran conferma la linea dura: nessuna modifica alla politica strategica sul canale finché persisteranno le ostilità occidentali
Il caso mediatico e la smentita ufficiale
Nelle ultime ore, diverse testate internazionali avevano rilanciato un’indiscrezione attribuita al giornalista israeliano Barak Ravid. Secondo le indiscrezioni circolate, l’Iran avrebbe accettato una proposta di compromesso per la navigazione commerciale: le navi in entrata nel Golfo Persico avrebbero dovuto transitare attraverso le acque territoriali iraniane, mentre quelle in uscita avrebbero utilizzato quelle omanite.
La replica di Teheran non si è fatta attendere. Attraverso l’agenzia di stampa Fars, fonti vicine al team negoziale iraniano e fonti militari di alto livello hanno qualificato la notizia come una “pura bugia” e un’informazione del tutto infondata, ribadendo che non è stato raggiunto alcun accordo diplomatico in merito.
“La Repubblica islamica dell’Iran non ha raggiunto alcun accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, e i rapporti pubblicati a questo proposito sono falsi.” — Fonti diplomatiche
La posizione militare: rotte vincolate e sicurezza
La linea ufficiale dell’apparato di sicurezza iraniano resta intransigente. Le autorità militari hanno chiarito che il passaggio nello Stretto di Hormuz rimane vincolato a rigidi controlli e a coordinate ben precise.
Il transito, secondo quanto ribadito dalle fonti, sarà consentito esclusivamente attraverso la rotta designata, previa stretta autorizzazione e coordinamento con la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). Qualsiasi tentativo di navigare al di fuori di questi corridoi monitorati viene considerato ad alto rischio e passibile di gravi incidenti.
Il messaggio politico di fondo è netto: finché le sanzioni, la pressione economica e le azioni considerate ostili da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati continueranno, lo status strategico e restrittivo del passaggio marittimo non subirà variazioni.
