(AGENPARL) - Roma, 29 Luglio 2026 - Il viceministro degli Esteri per gli Affari Giuridici e Internazionali, Kazem Gharibabadi, ha illustrato in un’intervista alla televisione nazionale la posizione ufficiale di Teheran in merito al transito marittimo e agli impegni derivanti dal memorandum d’intesa di Islamabad.
La questione del transito e la rotta meridionale
Nel corso dell’intervista, il viceministro ha affrontato il tema delle proposte avanzate da diversi Paesi riguardo al passaggio delle navi attraverso la rotta meridionale dello Stretto di Hormuz. Gharibabadi ha chiarito che l’Iran non riconosce tale percorso, ritenendolo non conforme agli accordi stabiliti.
“Mentre alcuni Paesi hanno proposto che le navi transitino attraverso la rotta meridionale dello Stretto di Hormuz, l’Iran non riconosce quella rotta nemmeno per un’ora”, ha affermato, sottolineando che la creazione di questa opzione rappresenta una violazione del memorandum d’intesa (MoU) siglato tra Stati Uniti e Iran.
L’analisi del memorandum di Islamabad
Gharibabadi ha evidenziato la necessità di valutare con attenzione gli aspetti giuridici e gli obblighi reciproci derivanti dall’intesa, invitando a non analizzare in modo superficiale gli incidenti che hanno coinvolto alcune imbarcazioni nelle acque omanite.
Il viceministro ha spiegato che occorre verificare se le misure adottate dagli Stati Uniti, in cooperazione con l’Oman, per consentire il transito a sud siano in linea con i diritti della Repubblica Islamica e con i termini del memorandum. Secondo Teheran, il rispetto degli accordi deve essere totale e bilaterale.
Il quadro politico e diplomatico
Sul fronte dei rapporti con Washington, Gharibabadi ha precisato che l’Iran non ha avanzato richieste di colloqui nelle ultime due settimane. Il viceministro ha infine ricordato che l’applicazione e la gestione del memorandum sono state al centro delle interlocuzioni successive alla sua entrata in vigore, e che spetterà alle autorità di alto livello della Repubblica Islamica decidere i prossimi passi sia sul piano operativo che diplomatico.
