(AGENPARL) - Roma, 28 Luglio 2026 - Le autorità iraniane hanno giustiziato pubblicamente due manifestanti a Isfahan nella mattinata di martedì. La misura porta a quattro il totale dei condannati a morte eseguiti nell’ambito dello stesso procedimento giudiziario.
Le esecuzioni e le proteste
I condannati sono Amirhossein Safari Hosseinabadi e Abolfazl Sepahi Badjiani. La sentenza è stata eseguita nel distretto di Malekshahr, nella piazza Shahid Alikhani. L’area è stata blindata da imponenti forze di sicurezza durante la notte, in seguito alle segnalazioni di scontri tra la polizia e i cittadini radunati sul posto.
I due uomini facevano parte di un gruppo di dodici giovani condannati a morte per il loro presunto coinvolgimento negli scontri scoppiati l’8 gennaio nella stessa piazza. Le accuse mosse dalla magistratura includono l’uccisione di quattro membri della milizia Basij e delle unità speciali, oltre a episodi di vandalismo e incendi dolosi. Con queste due esecuzioni, e dopo quelle di Golmohammad Mohammadi ed Erfan Esfandiari avvenute il 19 luglio, salgono a otto i prigionieri in attesa della stessa condanna nello stesso caso.
La presa di posizione delle Nazioni Unite
Le esecuzioni sono state eseguite incuranti dei ripetuti appelli della comunità internazionale. Nella giornata di lunedì, gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite guidati dal relatore speciale per l’Iran, Mai Sato, avevano esortato Teheran a fermare i provvedimenti.
L’ONU ha duramente criticato la gestione dei processi, definiti opachi e privi delle garanzie fondamentali:
- Processi a porte chiuse: Le udienze si sono tenute nei tribunali rivoluzionari senza trasparenza sulle singole responsabilità.
- Confessioni estorte: Secondo le Nazioni Unite, le condanne si fondano pesantemente su confessioni televisive estorte sotto costrizione, spesso trasmesse a pochissimi giorni dagli arresti e prima dello svolgimento del processo.
- Vulnerabilità degli imputati: Molti dei dodici imputati erano adolescenti o poco più ventenni al momento dell’arresto. Tra coloro che rischiano ancora l’esecuzione figura Shervin Bagherian Jebeli, arrestato subito dopo aver compiuto 18 anni.
Secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall’inizio dell’anno sono almeno 24 le persone messe a morte in relazione alle proteste. Sul bilancio complessivo dei disordini — nati a dicembre a causa dell’iperinflazione e trasformatisi in rivolte antigovernative — i dati restano fortemente discordanti: a fronte dei 3.117 morti dichiarati da Teheran, i gruppi per i diritti umani stimano cifre che arrivano fino a 42.000 vittime, ostacolate tuttavia dalle interruzioni di Internet e dalle rigide restrizioni informative imposte nel paese.
