(AGENPARL) - Roma, 27 Luglio 2026 - Un disegno di legge approvato per un soffio alla Camera punta a blindare l’integrazione tecnologica e di intelligence tra Washington e Tel Aviv. Forti tensioni al Senato e spaccature tra i democratici, mentre pesano le critiche sulla guerra in Medio Oriente
Mentre la situazione geopolitica in Medio Oriente resta incandescente, il Congresso degli Stati Uniti muove un passo decisivo per istituzionalizzare e blindare in modo permanente l’integrazione militare e tecnologica tra Washington e Israele. Al centro del dibattito c’è la sezione 219 del disegno di legge sull’autorizzazione della difesa nazionale (NDAA), un’iniziativa che costringerebbe il Pentagono ad assimilare gli sviluppi tecnologici di Tel Aviv in settori chiave come la protezione antimissile, l’intelligenza artificiale, la guerra informatica e i sistemi anti-drone.
La misura è stata approvata alla Camera dei Rappresentanti con un voto estremamente stretto (216 a 212) e ora attende il vaglio del Senato. Se confermata, la legge eleverebbe Israele allo status di partner a pieno titolo all’interno della struttura organica della difesa statunitense, superando il tradizionale ruolo di principale destinatario di assistenza militare e blindando l’accordo contro futuri mutamenti politici o dibattiti di bilancio annuali.
Divisioni politiche e critiche sulla sicurezza nazionale
L’avanzamento del provvedimento si inserisce in un contesto di forti tensioni e crescenti polemiche internazionali legate al conflitto a Gaza e alle operazioni congiunte in Asia occidentale, che hanno già registrato pesanti perdite tra le file statunitensi.
Nonostante un emendamento bipartitico promosso dai deputati Ro Khanna e Thomas Massie per abolire la sezione 219 sia stato respinto, la proposta ha comunque raccolto oltre 100 voti democratici, evidenziando un crescente distacco di ampi settori parlamentari dalle politiche incondizionate verso Tel Aviv.
Le perplessità non arrivano solo dai banchi del Congresso. Voci critiche si sono levate anche dal comparto della sicurezza nazionale: l’ex direttore del National Antiterrorism Center, Joe Kent — dimessosi a marzo denunciando le pressioni israeliane nel trascinare gli USA nel conflitto con l’Iran —, ha aspramente criticato la misura, accusando la Camera di voler fondere gli elementi più segreti e sensibili dell’apparato di intelligence americano con un governo straniero. Analoghe preoccupazioni sono state espresse da diversi esponenti conservatori, che intravedono nel testo un potenziale vulnus alla sovranità strategica degli Stati Uniti.
