(AGENPARL) - Roma, 19 Luglio 2026 - L’Iran risponde con durezza all’escalation statunitense. Le forze militari iraniane promettono ritorsioni devastanti. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha paragonato esplicitamente le azioni di Washington a quelle dei gruppi terroristici. Ha denunciato il deliberato attacco a infrastrutture civili.
La minaccia di Teheran: “Risposta decisiva”
Il maggiore generale Ali Abdollahi è comandante del comando centrale di Khatam al-Anbiya. Ha lanciato un monito diretto agli Stati Uniti. Ha dichiarato che ogni forma di “bullismo o ferocia” americana incontrerà una risposta immediata e devastante. Imporrà costi superiori a quelli dei conflitti passati.
Il generale ha confermato la compattezza dei ranghi iraniani. Ha dichiarato la piena fedeltà al nuovo leader, l’ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei. Ha garantito che le forze armate seguiranno con precisione le sue direttive strategiche.
Attacchi alle basi USA in Kuwait
Sul campo, l’esercito iraniano ha intensificato le operazioni. L’ufficio di pubbliche relazioni ha rivendicato attacchi di droni. Hanno colpito depositi di munizioni presso Camp al-Adiri. Hanno colpito rifugi per personale e attrezzature nella base aerea di Ali al-Salem, in Kuwait.
Questa ondata di attacchi è la sedicesima fase di rappresaglia. Teheran la definisce una difesa necessaria contro le violazioni dei trattati internazionali. Serve a proteggere l’identità nazionale e la storia del Paese.
L’accusa di Baghaei: infrastrutture civili nel mirino
Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha spostato il focus sulla condotta morale di Washington. In un duro messaggio, Baghaei ha denunciato il bombardamento del 16 giugno contro la torre di sorveglianza marittima di Chabahar. Lo ha definito un atto mirato a una struttura dedicata esclusivamente alla navigazione civile.
Secondo l’Iran, la strategia americana ha colpito indiscriminatamente obiettivi vitali:
- Scuole: il missile che ha colpito l’istituto di Minab è stato citato come esempio della violenza contro i civili.
- Risorse idriche: gli attacchi alle pompe di desalinizzazione a Jask hanno privato oltre 10.000 persone dell’accesso all’acqua potabile.
“Per uno Stato che si definiva paladino dell’ordine globale e del diritto, mostrare con orgoglio le immagini di ponti e infrastrutture distrutte è diventata l’unica vittoria rimasta”, ha aggiunto il portavoce.
Secondo Baghaei, con ogni struttura civile rasa al suolo, a sgretolarsi non è solo il cemento. A sgretolarsi è l’intera architettura del diritto internazionale e la credibilità morale dell’Occidente.
