(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 - La tensione tra Teheran e Washington si sposta su un doppio binario: da un lato l’azione legale nelle aule internazionali, dall’altro la mobilitazione patriottica interna. In una comunicazione urgente inviata al Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, e al Presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, Zénon Mukongo Ngay, l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha denunciato ufficialmente gli Stati Uniti per “crimini di guerra” e atti di aggressione deliberati contro la popolazione civile.
Il dossier Iravani: distruzione sistematica delle infrastrutture
Nella missiva, Iravani contesta il sistematico bersagliamento di infrastrutture indispensabili per la vita quotidiana, avvenuto tra il 16 e il 17 luglio 2026. I punti chiave della denuncia includono:
- La distruzione di ponti strategici nella provincia di Hormuzgan (come il Gariveh Bridge e le strutture nelle aree di Kahurestan e Maru), che hanno isolato intere comunità e ostacolato i soccorsi.
- Il colpo inflitto alla stazione ferroviaria di Bandar Abbas, nodo cruciale del corridoio internazionale Nord-Sud, che ha causato il ferimento di due persone e limitazioni ai trasporti passeggeri.
- Esplosioni segnalate nell’area di Masan (isola di Qeshm) e impatti di proiettili nei distretti di Bandar Lengeh e Sirik.
Il bilancio ufficiale, citato da Iravani, indica 43 vittime civili dall’inizio di luglio, oltre 400 feriti e 47 persone attualmente in condizioni critiche. L’ambasciatore ha ribadito che, in assenza di misure da parte del Consiglio di Sicurezza, l’Iran “riserva il diritto intrinseco” di adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sovranità.
La risposta di Baqaei: “Nazione unita e determinata”

(Esmail Baqaei, portavoce del Ministero degli Esteri Foto: Foad Ashtari/CC Attribution 4.0)
Parallelamente all’offensiva diplomatica, il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha rilanciato sul piano politico interno. In un messaggio volto a consolidare il fronte nazionale, Baqaei ha affermato che la “nazione iraniana è più unita e determinata che mai”, definendo gli strike USA come la prova di una presunta debolezza statunitense, incapace di confronto militare e ridotta a colpire obiettivi civili.
Baqaei ha inoltre avvertito che il popolo iraniano è risoluto a far “pentire amaramente” i propri nemici per quella che ha definito un’aggressione criminale. Se il dossier di Iravani serve a inquadrare lo scontro nella cornice del diritto internazionale, le parole di Baqaei segnano il perimetro della reazione politica: un segnale chiaro che la ritorsione di Teheran — presentata come legittima difesa — appare ormai come una prospettiva concreta.
