(AGENPARL) - Roma, 18 Luglio 2026 - Il fragile equilibrio diplomatico tra Iran e Stati Uniti è definitivamente crollato. Con l’annuncio ufficiale della sospensione totale del Memorandum d’Intesa (MoU) di Islamabad, Teheran ha decretato la fine dell’era del dialogo, denunciando il sistematico inadempimento degli impegni da parte dell’amministrazione statunitense. Il vice ministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, ha sottolineato come le recenti azioni militari di Washington abbiano di fatto annullato l’accordo, costringendo la Repubblica Islamica a interrompere unilateralmente ogni implementazione degli obblighi assunti.
La rottura si consuma su più fronti strategici. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha spiegato che il meccanismo di gestione coordinata per lo Stretto di Hormuz e il piano di de-conflitto per il Libano sono stati paralizzati dall’ostruzionismo e dalle operazioni unilaterali statunitensi, condotte in palese violazione dei protocolli pattuiti. A questo si aggiunge lo stop immediato al processo di rilascio dei 12 miliardi di dollari di asset iraniani congelati, un passaggio cardine dell’intesa ora rimasto in sospeso.
Le autorità iraniane non mancano di attaccare la solidità politica della Casa Bianca, descritta da Baghaei come un apparato decisionale “frammentato e diviso”, ostaggio di centri di potere in contrasto tra loro che rendono impossibile un’interlocuzione coerente. Per Teheran, l’approccio statunitense non è solo una violazione diplomatica, ma si configura come una serie di atti contrari al diritto internazionale, inclusi attacchi a siti civili, infrastrutture critiche e patrimonio culturale, classificati come crimini di guerra. Chiusa la parentesi diplomatica, la priorità di Teheran si sposta ora sulla “difesa risoluta” del territorio: il monito lanciato a Washington è netto, con l’esortazione a ricercare alternative alla guerra prima che sia troppo tardi.
