(AGENPARL) - Roma, 12 Luglio 2026 - Cincotti: “La mappatura del territorio e la mappatura del genoma sono molto più vicine di quanto sembri”.
Alla Camera dei Deputati istituzioni, ricerca e industria delineano la nuova frontiera della Space Economy italiana: trasformare i dati satellitari in strumenti quotidiani per governare il Paese
Se fino a pochi anni fa la sfida era costruire satelliti sempre più sofisticati, oggi la vera partita si gioca sulla capacità di trasformare i dati provenienti dallo spazio in decisioni capaci di migliorare concretamente la vita delle persone. Dalla prevenzione del dissesto idrogeologico al monitoraggio delle infrastrutture strategiche, dalla gestione delle emergenze alla pianificazione urbana, l’Osservazione della Terra sta rapidamente diventando una delle infrastrutture invisibili su cui si fonda l’azione pubblica. È questa la visione emersa dall’iniziativa “Le tecnologie dello spazio e il governo del territorio”, promossa dal Gruppo GeneGIS presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’Agenzia Spaziale Europea, del mondo della ricerca e delle principali imprese del comparto aerospaziale italiano.
L’incontro ha rappresentato molto più di un momento di confronto tra specialisti. Ha messo attorno allo stesso tavolo soggetti che, pur operando quotidianamente nello stesso ecosistema, raramente hanno occasione di discutere insieme delle prospettive del settore: istituzioni, ricerca scientifica, industria e pubbliche amministrazioni. Da questo dialogo è emersa una convinzione condivisa: la Space Economy italiana è entrata in una fase nuova, nella quale il valore non risiede più soltanto nella capacità di raccogliere dati dallo spazio, ma soprattutto nel renderli comprensibili, tempestivi e realmente utili per chi ogni giorno è chiamato a prendere decisioni.
Ad aprire i lavori è stato Salvatore Cincotti, fondatore e owner del Gruppo GeneGIS, che ha proposto una riflessione destinata ad andare oltre il perimetro della Space Economy. «Così come la medicina si sta orientando verso cure sempre più personalizzate, anche i dati geospaziali devono diventare strumenti sempre più accessibili e capaci di migliorare la qualità delle decisioni», ha affermato. «L’innovazione nasce quando mondi apparentemente lontani iniziano a dialogare tra loro e quando una grande quantità di informazioni si trasforma in uno strumento concreto al servizio delle persone». Un messaggio che interpreta la tecnologia non come fine, ma come infrastruttura della conoscenza e del buon governo.
Sulla stessa linea Roberto Tartaglia Polcini, CEO di GeneGIS GI e MAPSAT, che ha individuato nella diffusione della conoscenza il vero salto di qualità del settore. «L’obiettivo è portare lo spazio nella disponibilità di tutti», ha spiegato, sottolineando come la sfida non sia più soltanto acquisire immagini sempre più accurate, ma trasformare i dati satellitari in informazioni semplici, affidabili e immediatamente utilizzabili dalle amministrazioni pubbliche, dalle imprese e dai territori. «Le tecnologie, da sole, non generano economia: il valore nasce quando entrano nei processi decisionali e diventano servizi concreti per cittadini e istituzioni».
Il filo conduttore dell’intero confronto è stato il rapporto tra pubblico e privato. Gli investimenti realizzati negli ultimi anni, anche grazie al PNRR e al programma IRIDE, hanno consentito all’Italia di consolidare una posizione di primo piano nello sviluppo delle tecnologie per l’Osservazione della Terra. La sfida, oggi, consiste nel trasformare questo patrimonio tecnologico in servizi sempre più efficaci per la pubblica amministrazione, la protezione civile, la sicurezza delle infrastrutture, la gestione ambientale e la pianificazione territoriale. Un passaggio che richiede una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, ricerca scientifica e imprese.
Su questi temi si sono confrontati anche i rappresentanti delle principali istituzioni scientifiche del Paese. Stefano Gualandris, componente del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha evidenziato come il valore non risieda più nella quantità dei dati disponibili, ma nella capacità di elaborarli e trasformarli in strumenti realmente utilizzabili. Gabriella Costa, IRIDE Project Manager dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha indicato nel programma IRIDE una delle principali opportunità per costruire un ecosistema nazionale di servizi innovativi al servizio delle amministrazioni pubbliche. Maria Fabrizia Buongiorno, Direttrice del Dipartimento Ambiente dell’INGV, ha richiamato l’importanza di una sempre maggiore integrazione tra ricerca scientifica e innovazione tecnologica, mentre Fabrizio Curcio, Commissario straordinario per la ricostruzione dei territori colpiti dalle alluvioni del 2023, ha ricordato come le informazioni provenienti dai satelliti rappresentino ormai uno strumento essenziale nella prevenzione dei rischi naturali e nella gestione delle emergenze.
Ha preso parte ai lavori anche Massimo Comparini, Managing Director della Leonardo Space Division, intervenuto in collegamento da remoto, confermando l’attenzione con cui anche i principali protagonisti dell’industria aerospaziale italiana guardano all’evoluzione delle applicazioni basate sull’Osservazione della Terra.