Burnout, ricerca di un migliore equilibrio e desiderio di svolgere un lavoro più creativo stanno spingendo molti avvocati a reinventarsi. Dall’edilizia all’arte, dall’imprenditoria al legaltech, cresce il numero di chi sceglie di riscrivere la propria carriera.
(AGENPARL) - Roma, 2 Agosto 2026 - Per molti, la professione legale rappresenta il traguardo di anni di studio, sacrifici e competizione. È spesso associata a prestigio sociale, stabilità economica e retribuzioni elevate. Eppure, un numero crescente di avvocati decide di abbandonare le aule di tribunale e gli studi legali per intraprendere percorsi completamente diversi.
È il fenomeno analizzato da Legal Cheek, che negli ultimi anni ha raccontato le storie di numerosi ex professionisti del diritto diventati imprenditori, artisti, panettieri, creatori di contenuti, fondatori di startup e perfino clown professionisti.
L’ultimo caso che ha attirato l’attenzione è quello di Richard Wetherell, ex direttore legale specializzato in risarcimento danni, che ha lasciato una brillante carriera forense per diventare intonacatore specializzato nella lavorazione della calce, una scelta che ha riaperto il dibattito sul significato del successo professionale.
Il caso Richard Wetherell
La vicenda di Richard Wetherell, raccontata dal Times e ripresa da Legal Cheek, è emblematica di un fenomeno sempre più diffuso.
Dopo anni trascorsi nel settore legale, Wetherell ha deciso di cambiare radicalmente vita, abbandonando una carriera consolidata per dedicarsi a un mestiere artigianale.
Una decisione che, a prima vista, può apparire sorprendente, soprattutto considerando il prestigio e la sicurezza economica generalmente associati alla professione forense.
Tuttavia, secondo gli osservatori, il suo percorso riflette una tendenza che coinvolge sempre più professionisti del diritto.
Carriere completamente diverse
Nel corso degli anni Legal Cheek ha raccolto numerose testimonianze di ex avvocati che hanno scelto di reinventarsi in settori lontanissimi dal mondo giuridico.
Tra le nuove professioni intraprese figurano:
- editori indipendenti;
- panettieri;
- artisti e pittori classici;
- imprenditori nel settore tecnologico;
- fondatori di aziende legaltech;
- creatori di contenuti digitali;
- ristoratori;
- performer e artisti dello spettacolo.
Pur trattandosi di percorsi molto differenti tra loro, molti condividono una caratteristica comune: la ricerca di un’attività percepita come più appagante sul piano personale.
Perché tanti lasciano la professione?
Secondo Ryan Scott e Tom Connelly di Legal Cheek, le motivazioni che spingono gli avvocati a cambiare mestiere sono molteplici e raramente riconducibili a un’unica causa.
Tra i fattori più ricorrenti emergono:
Burnout
La professione legale è caratterizzata da ritmi intensi, scadenze continue, forte pressione e responsabilità elevate.
Per molti professionisti, anni di lavoro in queste condizioni possono portare a un progressivo esaurimento fisico e mentale.
Equilibrio tra lavoro e vita privata
Molti studi legali, soprattutto quelli di grandi dimensioni, richiedono orari particolarmente lunghi e una costante disponibilità.
Per alcuni avvocati diventa difficile conciliare carriera, famiglia e tempo libero.
Mancanza di soddisfazione personale
Nonostante il prestigio della professione, alcuni professionisti raccontano di non sentirsi realmente realizzati.
La ripetitività di alcune attività, la forte componente amministrativa e la pressione economica possono ridurre il senso di gratificazione.
Creatività e autonomia
Molti ex avvocati dichiarano di aver scelto nuovi percorsi perché desideravano svolgere attività maggiormente creative o costruire un progetto imprenditoriale personale.
In diversi casi, la ricerca di autonomia pesa più della prospettiva di guadagni elevati.
Le competenze degli avvocati valgono anche fuori dal tribunale
Uno degli aspetti evidenziati da Legal Cheek riguarda la sorprendente capacità degli ex avvocati di avere successo anche in ambiti completamente diversi.
Secondo Scott e Connelly, questo dipende dalle competenze trasversali sviluppate durante la carriera forense.
Tra queste figurano:
- capacità di analisi;
- problem solving;
- gestione dello stress;
- organizzazione del lavoro;
- comunicazione efficace;
- negoziazione;
- attenzione ai dettagli;
- gestione del rapporto con i clienti.
Queste abilità risultano preziose anche nell’imprenditoria, nell’artigianato, nella consulenza e nelle professioni creative.
Il cambiamento del concetto di successo
Uno dei temi centrali affrontati nell’analisi riguarda il significato stesso del successo professionale.
Per molto tempo diventare avvocato è stato considerato uno dei principali indicatori di realizzazione personale.
Oggi, tuttavia, cresce il numero di professionisti che misura il successo secondo parametri differenti:
- qualità della vita;
- tempo libero;
- benessere psicologico;
- autonomia lavorativa;
- soddisfazione personale;
- possibilità di coltivare passioni.
In questa prospettiva, lasciare una carriera prestigiosa non viene più necessariamente interpretato come un fallimento.
Una trasformazione del mercato del lavoro
Il fenomeno non riguarda esclusivamente il settore legale.
Negli ultimi anni molti professionisti altamente qualificati hanno scelto di cambiare radicalmente carriera, privilegiando lavori percepiti come più sostenibili o maggiormente coerenti con le proprie aspirazioni personali.
L’evoluzione tecnologica, il lavoro flessibile e la crescente attenzione al benessere psicologico stanno modificando il rapporto tra individuo e professione, rendendo più frequenti percorsi che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati insoliti.
Ridefinire il successo
La storia di Richard Wetherell e di molti altri ex avvocati dimostra come il successo professionale non sia più identificato esclusivamente con il prestigio della professione o con il livello di reddito.
Per un numero crescente di professionisti, la vera realizzazione consiste nel poter svolgere un’attività capace di offrire equilibrio, autonomia e soddisfazione personale.
In questo contesto, lasciare la professione forense non rappresenta necessariamente un passo indietro, ma può diventare una scelta consapevole per costruire un percorso di vita più vicino ai propri valori e alle proprie aspirazioni.
