(AGENPARL) - Roma, 4 Luglio 2026 - Portare una telecamera o un microfono a Gaza ha smesso di essere un semplice strumento di lavoro, trasformandosi in un fattore di rischio diretto per la vita. Dopo mille giorni di offensiva contro l’enclave palestinese, l’informazione locale è stata decimata: almeno 265 giornalisti hanno perso la vita mentre documentavano attacchi, sfollamenti, fame e distruzione.
Un bilancio devastante
Dall’inizio del conflitto, l’8 ottobre 2023, la portata delle perdite nel settore mediatico è senza precedenti. Le cifre, pur con lievi differenze nelle stime tra il Sindacato dei giornalisti palestinesi e l’Ufficio dei media di Gaza, concordano sulla catastrofe:
- Vittime: Almeno 262-265 operatori dell’informazione sono stati uccisi, tra cui circa 27 donne.
- Feriti e arresti: Circa 500 giornalisti sono rimasti feriti e oltre 34 sono stati arrestati.
- Dispersi: Si contano almeno tre giornalisti dispersi di cui non si hanno notizie.
Il collasso dell’infrastruttura mediatica
Non è solo la vita dei singoli a essere sotto attacco, ma la possibilità stessa di informare. Oltre l’80% delle infrastrutture mediatiche, tra uffici e istituzioni di stampa, è stato distrutto o danneggiato.
La condizione professionale è diventata di estrema precarietà: secondo Tahseen al-Astal, vicedirettore del sindacato, tra il 60% e il 75% dei giornalisti rimasti a Gaza ha perso la propria casa o è stato sfollato con la forza. Di circa 1.200 giornalisti attivi prima del conflitto, la stragrande maggioranza è oggi senza un tetto.
Lavorare dalle macerie
In assenza di redazioni, il lavoro si è spostato nelle tende, nei rifugi di fortuna e nei dintorni degli ospedali, che sono diventati i nuovi centri di informazione. I giornalisti utilizzano ormai solo i telefoni cellulari, affrontando interruzioni costanti di elettricità e internet.
La storia di questo giornalismo è segnata da episodi di cronaca tragici, come il bombardamento dell’ospedale Nasser del 25 agosto 2025, dove persero la vita Mariam Abu Daqqa, Hussam al-Masri, Muhammad Salama, Muath Abu Taha e Ahmed Abu Aziz. Allo stesso modo, il 10 agosto 2025, un attacco vicino all’ospedale Al-Shifa uccise sei comunicatori, tra cui i corrispondenti di Al Jazeera Anas al-Sharif e Muhammad Qariqa.
Nonostante la perdita di familiari, di luoghi di lavoro e la costante minaccia di morte, i giornalisti palestinesi continuano a documentare una realtà in cui, su una popolazione di centinaia di migliaia di sfollati, si contano circa 73.000 morti e oltre 173.000 feriti dall’inizio dell’offensiva.
