(AGENPARL) - Roma, 5 Luglio 2026 - MOSCA – Il Cremlino ha alzato drasticamente il livello della retorica nelle ultime ore, tracciando una linea rossa sempre più marcata tra quella che era nata come una “operazione militare speciale” e lo scenario attuale, definito senza mezzi termini come una “guerra reale” che vede le capitali occidentali coinvolte direttamente nel conflitto.
La minaccia alla Polonia Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, in un’intervista rilasciata al giornalista Pavel Zarubin per Vesti, ha lanciato un avvertimento diretto a Varsavia. Commentando le preoccupazioni europee su un possibile allargamento del conflitto, Peskov ha puntato il dito contro le imprese polacche che producono droni impiegati contro le forze russe. “Ha senso per loro pensare alla propria sicurezza”, ha dichiarato il portavoce, ricordando come il Ministero della Difesa russo abbia già reso pubblici gli indirizzi e le sedi di molte aziende europee che forniscono tecnologia bellica a Kiev, definendo questa infrastruttura un bersaglio.
L’Occidente in guerra Non è solo la Polonia nel mirino. Peskov ha delineato un quadro in cui Berlino, Parigi, L’Aia, Oslo e Washington non sono più semplici sostenitori, ma attori integrati nel teatro bellico. “C’è una guerra in corso”, ha ribadito il portavoce, spiegando che l’aiuto occidentale non si limita all’invio di armi, ma coinvolge l’uso di satelliti e infrastrutture d’intelligence estera per guidare i target russi. L’operazione russa, nelle parole del Cremlino, ha cambiato natura proprio a causa di questo coinvolgimento massiccio, che Mosca interpreta come un attacco diretto alla propria sicurezza.
La stoccata di Medvedev Parallelamente alle dichiarazioni di Peskov, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha approfittato del 250° anniversario della fondazione degli Stati Uniti per una critica frontale al ruolo di Washington nel mondo. Tramite il suo canale Telegram, Medvedev ha escluso che gli USA possano essere considerati un “modello di ruolo”, sottolineando come la maggior parte dei Paesi stia maturando una consapevolezza comune: l’America non avrebbe più il diritto di imporre la propria volontà o di risolvere i problemi altrui. “Lasciateli prima risolvere il casino a casa loro”, è la sintesi di Medvedev, che inquadra il declino dell’influenza decisionale americana come un sentimento globale in costante crescita.
