(AGENPARL) - Roma, 5 Luglio 2026 - "Care amiche,
Ho letto del vostro appello alle parlamentari contro la reintroduzione delle preferenze. In questi anni abbiamo portato avanti insieme, in modo trasversale, molte battaglie a favore delle donne. Questa volta, invece, non concordo: credo che la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale possa fare bene alle donne, in politica e fuori.
Partiamo da un dato: l'astensione è in crescita ed è ormai il segnale strutturale di una preoccupante distanza tra rappresentanti e rappresentati. Le donne, protagoniste del voto dal 1946 fino al crollo della Prima Repubblica, si sono progressivamente allontanate dalle urne e oggi l'astensionismo è più femminile che maschile. È il segno di una crescente distanza dal discorso politico e della sfiducia nella capacità della politica di cambiare una condizione che resta, ancora oggi, più arretrata rispetto a quella delle donne in gran parte d'Europa.
Le cause dell'astensione sono molte. Ma un sistema che priva gli elettori della possibilità di scegliere i propri rappresentanti contribuisce certamente ad alimentare questa distanza. Le liste bloccate distorcono il rapporto tra eletti ed elettori a favore del rapporto tra parlamentari e leader, cioè di chi ha il potere di compilare le liste: chi, come le donne, alla politica chiede novità e il superamento delle ingiustizie strutturali rischia così di restare escluso da dinamiche che premiano la fedeltà al leader più della rappresentanza.
Schierarsi per la conservazione del sistema esistente, cioè delle liste bloccate, che è un sistema ancorato alle logiche maschili della gerarchia e della cooptazione, vuol dire arrendersi a una politica di palazzo, nella quale le donne entrano se c'è un uomo che tiene loro aperta la porta.
So bene che alle preferenze vengono rivolte obiezioni serie: il rischio di clientelismo, di campagne elettorali più costose o di competizioni interne ai partiti. Sono rischi reali, che però possono essere affrontati con regole adeguate e non giustificano un sistema che sottrae agli elettori ogni possibilità di scelta. La soluzione non è eliminare la partecipazione, ma renderla più trasparente ed equa.
Dobbiamo invece lavorare per regole che aprano porte e finestre alla partecipazione femminile, come è accaduto con l'introduzione della doppia preferenza di genere. Questa esperienza dimostra che preferenze e rappresentanza femminile non sono in contraddizione. Al contrario, quando le regole incentivano l'equilibrio di genere, le preferenze hanno contribuito ad aumentare stabilmente la presenza delle donne nei consigli comunali, nelle regioni e nel Parlamento europeo. Magari non alla velocità che auspichiamo, ma in modo costante, aprendo la strada a tante donne e anche ai temi e alle istanze che esse rappresentano.
Dobbiamo lavorare per rafforzare la partecipazione politica delle donne, le occasioni di formazione e crescita, le possibilità di conciliare l'impegno politico con la vita personale e lavorativa. Dobbiamo liberare il tempo delle donne perché possano impegnarsi anche nella vita pubblica. In questo modo avremo più donne nelle istituzioni. La forza delle donne sta tutta qui: nel fatto che siamo la maggioranza e che il nostro peso, la nostra presenza e la nostra capacità di incidere sono destinati a crescere.
Il cammino è lungo e lento. È un cammino che ereditiamo da molte donne prima di noi e che portiamo avanti per quelle che verranno dopo di noi. Le donne hanno sempre conquistato più spazio chiedendo più democrazia, non meno. Per questo credo che la reintroduzione delle preferenze, accompagnata da efficaci strumenti di riequilibrio di genere, rappresenti un passo avanti e non un passo indietro.
Sostenere le liste bloccate significherebbe, a mio avviso, schierarsi per la conservazione di un sistema che limita la partecipazione anziché ampliarla. È una sfida difficile, ma proprio per questo, in un momento in cui il governo e l'opposizione sono guidate da due donne, credo che valga la pena raccoglierla". Così Lia Quartapelle vicepresidente PD della commissione Esteri della Camera sulle sue pagine social.