(AGENPARL) - Roma, 3 Luglio 2026 - La memoria di Mattia non si prescrive, e così neanche la nostra determinazione. Dopo la sentenza di marzo che ha previsto assoluzione del responsabile dei lavori e il rappresentante dell’azienda, siamo ancora in attesa delle motivazioni della sentenza
“Il nostro pieno sostengo va ai familiari di Mattia Battistetti, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza in primo grado sulla morte del figlio 23enne. Questo caso rafforza ancora più la nostra idea rispetto all’urgenza di istituire una Procura Nazionale che si occupi in materia di salute e sicurezza e che riesca a garantire in tempi brevi la fine dei processi. I familiari, come in questo caso, attendono soli senza che lo Stato garantisca loro nemmeno il gratuito patrocinio, un diritto per chi rimane. Mattia è una vittima del dovere e come tale l’ordinamento giuridico dovrebbe riconoscerlo”. E’ quanto afferma il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco a seguito della nota dolorosa dei familiari di Mattia Battistetti, un ragazzo di soli 23 anni morto sul lavoro travolto da un bancale di 15 quintali caduto da una gru il 29 aprile 2021 in un cantiere a Treviso. Il 18 marzo 2026 il tribunale di Treviso con una sentenza ha condannato in primo grado a un anno e sei mesi con pena sospesa Loris Durante, gruista della Costruzioni Bordignon, Marco Rossi, responsabile del servizio prevenzione e protezione, e Gabriele Sernagiotto, coordinatore per la sicurezza in fase esecutiva. Mentre il legale rappresentante della ditta che aveva eseguito il montaggio della gru da cui si è staccato il carico, il titolare del cantiere, responsabile dei lavori e il legale rappresentante dell’azienda per cui lavorava Battistetti, sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo e violazione delle norme di sicurezza. “Prendiamo atto del ritardo del deposito della motivazione della sentenza emanata il 18 marzo 2026. Lo facciamo con rispetto e disappunto – scrivono i familiari di Mattia – Con disappunto perché il giorno dell’affermazione della completa verità sulla morte di Mattia Battistini (intendiamo la verità processuale: quella senza aggettivi la conosciamo già) si allontana di un tempo imprecisabile; con rispetto perché ci rendiamo conto della mole di impegni da cui la giudice è gravata e della dimensione del compito di cui ella ha differito l’adempimento”. “A questi due sentimenti si aggiunge per la verità una moderata sorpresa e una forse meno moderata amarezza – spiegano – siamo persone poco pratiche di processi, ma anche da profani ci saremmo aspettati, dopo una discussione distribuita su quasi otto mesi, con il penultimo rinvio di quasi tre, e una camera di consiglio della durata di soli 58 minuti, che la redazione dei motivi avrebbe richiesto tempi più in linea con la compiuta ricognizione dei dati di prova che quei riferimenti temporali avrebbero suggerito. Prendiamo oggi atto del contrario; e, ancora da profani, ci permettiamo di presumere che i profili che hanno elevato il tasso di complessità della sentenza, e così determinato il differimento del suo deposito, siano quelli riferibili alle decisioni assolutorie”. E ancora i familiari di Mattia “Anche da non tecnici, né del diritto né dell’ingegneria forense, avendo seguito con la passione impostaci dal nostro dolore ogni istante del processo, ci rendiamo conto che la straordinaria densità delle argomentazioni tecnico-scientifiche prodotte nel lungo dibattimento si può scontrare con le letture parziali e semplificatorie che possono essere state – legittimamente – proposte nella discussione orale. Da qui i profili di difficoltà che crediamo di immaginare. In ogni caso, la sentenza che dobbiamo ancora attendere sarà solo la prima delle ultime parole sulla morte di nostro figlio; e la aspettiamo con una ostinata fiducia che va oltre le pagine che, ancora rispettosamente, leggeremo: la giustizia è una strada lunga. Ma la memoria di Mattia non si prescrive, e così neanche la nostra determinazione”.