(AGENPARL) - Roma, 2 Luglio 2026 - Il Museo Lia celebra i suoi 30 anni con
OZMO X LIA 30 – Dentro la collezione
Dal 3 luglio al 3 dicembre la nuova mostra che mette in dialogo la collezione civica di Amedeo Lia con il linguaggio contemporaneo di OZMO
La Spezia, 2 luglio 2026 – Il Museo Civico “Amedeo Lia” celebra il suo trentesimo anniversario con “OZMO X LIA 30 – Dentro la collezione”, la nuova mostra che dal 3 luglio al 3 dicembre 2026, presentata oggi in conferenza stampa dal Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, dalla Dirigente dei Servizi Culturali Rosanna Ghirri, dal Direttore e curatore Andrea Marmori, dalla curatrice Anna Costantini e OZMO, invita il pubblico a riscoprire una delle più importanti raccolte d’arte antica attraverso lo sguardo di uno dei protagonisti dell’arte pubblica e della pittura contemporanea italiana: Gionata Gesi, in arte OZMO.
La mostra, a cura di Andrea Marmori e Anna Costantini, con allestimento di Emanuele Martera, rappresenta l’appuntamento centrale delle celebrazioni per i trent’anni del Museo Lia, inaugurato nel 1996 e divenuto nel tempo uno dei luoghi simbolo della cultura spezzina. Un museo nato dalla generosità e dalla visione di Amedeo Lia, collezionista raffinato e appassionato, che ha scelto di consegnare alla città un patrimonio di eccezionale valore, rendendolo accessibile alla comunità e alle generazioni future.
Nel trentennale della sua apertura, il Museo Lia non celebra soltanto una ricorrenza, ma riafferma la propria identità: quella di un museo vivo, capace di custodire la memoria e, al tempo stesso, di interrogare il presente.
Il Museo è nato dall’intuizione e dalla visione di Amedeo Lia, pugliese naturalizzato spezzino, che iniziò ad acquistare dipinti e oggetti d’arte nel secondo dopoguerra, costruendo nel tempo una raccolta di straordinario valore. Collezionista d’eccezione, Lia rivolse la propria ricerca a un campo vastissimo, sia per cronologia sia per tipologia degli oggetti raccolti, pur prediligendo in modo particolare alcuni momenti della storia dell’arte e alcune tipologie artistiche. I fondi oro e le tavole dei cosiddetti primitivi rappresentarono la sua vera passione e costituiscono ancora oggi uno dei nuclei più preziosi del percorso museale.
Federico Zeri, da sempre vicino ad Amedeo Lia, considerava la collezione spezzina tra le più prestigiose raccolte europee e mondiali, proprio in virtù dell’altissima qualità delle tavole due, tre e quattrocentesche. La raccolta, che per la massima parte fu vissuta quotidianamente da Amedeo Lia e dalla sua famiglia, è oggi ospitata nel seicentesco convento di San Francesco di Paola, edificio che accoglie il percorso museale articolato secondo la natura delle opere esposte e le esigenze spaziali degli ambienti.
La prima sala, già chiesa del complesso conventuale, ospita gli oggetti religiosi, suddivisi secondo la tipologia di appartenenza; seguono le miniature, le sculture archeologiche, la pinacoteca, con dipinti dal XIII al XVIII secolo, gli oggetti laici e infine i dipinti di natura morta, vero trionfo dei sensi. Ne deriva un percorso ricco e articolato, capace di restituire non solo i capitoli fondamentali della storia dell’arte, ma anche il gusto, la sensibilità e la cultura che hanno guidato Amedeo Lia nella formazione della raccolta.
All’interno della collezione, il nucleo dei cosiddetti “primitivi” rappresenta una vera gemma, con oltre settanta tavole di Giotto, Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi, Lippo Memmi, Lippo di Benivieni, Lorenzo di Bicci, Barnaba da Modena, Paolo di Giovanni Fei e il Sassetta. Accanto a queste, il Museo conserva tempere e tele di maestri come Vincenzo Foppa, Antonio Vivarini, il Bergognone, un giovane Raffaello, Pontormo, Tiziano, Tintoretto, Sebastiano del Piombo, Giovanni Cariani, Gentile e Giovanni Bellini, Bernardo Bellotto e Canaletto. Di particolare rilievo è anche la raccolta di nature morte, che comprende opere di Fede Galizia, Panfilo Nuvolone, Andrea Belvedere e Jan Brueghel il Giovane.
È dentro questa storia, fatta di passione collezionistica, qualità artistica e restituzione pubblica di un patrimonio privato divenuto patrimonio civico, che si colloca “OZMO X LIA 30 – Dentro la collezione”. La mostra con i contributi artistici di OZMO nasce infatti da questa prospettiva: non come semplice accostamento tra antico e contemporaneo, ma come un vero attraversamento della collezione, un progetto generato dalle opere del Museo e destinato a rientrare nel suo patrimonio.
Il titolo “OZMO X LIA 30” racchiude il senso profondo dell’intero progetto: non una semplice collaborazione, ma una vera e propria equazione perfetta tra l’arte contemporanea e la collezione civica di Amedeo Lia. Il segno “X” diventa moltiplicatore di relazioni, significati e possibilità: da una parte la forza della collezione storica; dall’altra la ricerca di OZMO, capace di attraversare la storia dell’arte, appropriarsi delle sue immagini, rileggerle e restituirle al presente. Il numero 30, infine, non indica soltanto l’anniversario del Museo, ma il tempo di una storia condivisa tra la Città e il suo patrimonio, che oggi si rinnova attraverso quattro nuove opere destinate a entrare stabilmente nella collezione civica.
Il progetto segna un doppio primato: per la prima volta un museo acquisisce un intero nucleo di quattro opere di OZMO e, per la prima volta, il Museo Lia espone un artista contemporaneo vivente. Un passaggio particolarmente significativo per un’istituzione nata come raccolta di arte antica, e che oggi sceglie di aprire un nuovo capitolo della propria storia attraverso un confronto diretto con i linguaggi del presente.
«Oggi il Museo Civico “Amedeo Lia” celebra i suoi trent’anni con una mostra suggestiva, dove la storia custodita dalla collezione civica dialoga apertamente con l’attualità eccentrica e colorata di OZMO» commenta il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini. «Due voci artistiche separate dal tempo ma accomunate da un intento chiaro: stimolare un confronto che possa arricchire, svelare nuovi lati delle opere, leggerle sotto una prospettiva differente, unica. Amedeo Lia e la sua famiglia ci hanno dato la possibilità di ammirare un patrimonio di inestimabile valore, ed è nostro compito e dovere farlo conoscere anche attraverso percorsi espositivi come quello di OZMO X LIA 30, capaci di incuriosire e avvicinare cittadini e visitatori di ogni età. Per noi è un immenso piacere ospitare OZMO, artista eclettico conosciuto in tutto il mondo, che dopo la splendida opera realizzata all’ingresso della Galleria Quintino Sella ci regala altri quattro lavori inediti che diventeranno parte del nostro Museo, punto di partenza e di arrivo per itinerari artistici senza tempo» conclude il Sindaco.
«Entro nella collezione del Lia come un artista che da sempre dialoga con la storia dell’arte e con la tradizione immaginifica – dichiara OZMO – Nel mio lavoro di arte pubblica dialogo con lo spazio e con chi guarda; in studio, con i maestri — e con internet. Da vent’anni lavoro sulle immagini che hanno acquisito potere nel tempo: le riattualizzo, le riporto al presente. Per questo qui non ho fatto un omaggio, e il mio non è un lavoro citazionista: dal confronto con quattro capolavori del museo — l’Autoritratto del Pontormo, il San Martino del giovane Raffaello, la Madonna del Soccorso di Ciampanti, la Testa di Apollo — sono nate quattro opere inedite. Che un museo di arte antica acquisisca delle mie opere ed esponga per la prima volta un artista contemporaneo vivente è un riconoscimento per la pittura — per la mia pittura — e per l’arte pubblica. Misurarmi con Raffaello e con Pontormo, e per la prima volta anche con la scultura, è una delle prove più alte a cui un artista possa aspirare. La mia ricerca tende a svelare il simbolo assoluto, che probabilmente è Dio. Ringrazio il Sindaco Peracchini, il Direttore Marmori e la curatrice Costantini, per il coraggio che hanno avuto.»
Il cuore dell’esposizione è costituito dal confronto tra quattro opere della collezione permanente e quattro nuove tele realizzate appositamente da OZMO. Le opere antiche diventano così punto di partenza per una rilettura contemporanea che non si limita alla citazione o all’omaggio, ma apre un dialogo tra epoche, tecniche, iconografie e sensibilità differenti.
Le quattro opere inedite nascono dal dialogo diretto con alcuni nuclei fondamentali della collezione Lia: l’Autoritratto di Jacopo da Pontormo, immagine fortemente rappresentativa del Museo, acquistato da Amedeo Lia nel 1995 mentre erano ancora in corso l’ordinamento e l’allestimento della raccolta; il dipinto San Martino dona il mantello al povero, attribuito al giovane Raffaello e databile tra il 1505 e il 1510; la vigorosa Madonna del Soccorso di Ansano di Michele Ciampanti; e la Testa di Apollo in marmo, scultura romana da un originale greco, reinterpretata nella bidimensionalità della tela.
Per la prima volta, inoltre, OZMO si confronta anche con la scultura attraverso un marmo di Carrara realizzato per l’occasione, pensato in relazione con i marmi classici della collezione museale. Il percorso si arricchisce così di un ulteriore livello di dialogo tra materia, forma e memoria, estendendo la ricerca dell’artista oltre la pittura e inserendola in un confronto diretto con la tradizione plastica custodita dal Museo.
Attraverso questi confronti, OZMO entra “dentro la collezione” non come presenza esterna, ma come interprete di una storia già stratificata: quella di un museo nato da una passione privata e diventato patrimonio pubblico, di una raccolta capace di attraversare i secoli e di continuare a produrre nuove immagini, nuove domande e nuovi significati.
Particolare rilievo assume nel progetto il lavoro curatoriale di Anna Costantini, storica dell’arte contemporanea, dottore di ricerca e ricercatrice indipendente, specializzata nell’arte italiana del secondo Novecento in rapporto al contesto statunitense. Nel corso della sua attività professionale ha collaborato alla realizzazione di mostre e progetti espositivi in Italia e all’estero, con istituzioni quali il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Fondazione Prada, il Castello di Rivoli e la Serpentine Gallery di Londra, prendendo parte anche a importanti manifestazioni internazionali come la Biennale di
Venezia, la Biennale della Moda di Firenze e le iniziative per Genova 2004 Capitale Europea della Cultura.
La sua lettura, insieme all’esperienza del Direttore del Museo Andrea Marmori, contribuisce a collocare il progetto in una prospettiva ampia, capace di mettere in relazione la pratica di OZMO con la storia dell’immagine, con i processi di trasmissione dell’opera e con la capacità dei musei di attivare nuove forme di interpretazione del proprio patrimonio. La curatela accompagna infatti il pubblico dentro il nucleo più profondo della mostra: il rapporto tra immagine antica e immaginario contemporaneo, tra opera come testimonianza storica e opera come dispositivo capace di generare nuove letture.
Il progetto espositivo non si limita al nucleo delle quattro opere in dialogo, ma presenta anche altri lavori artistici di OZMO e installazioni collocati lungo il percorso permanente. L’allestimento accompagna il visitatore in una rilettura delle sale storiche del Museo, trasformando la collezione in una materia viva, capace di generare corrispondenze inattese tra il linguaggio della pittura antica, l’immaginario urbano, l’iconografia sacra, la cultura visiva contemporanea e la dimensione pubblica dell’arte.
Elemento centrale del percorso è la parete narrativa dedicata alla vicenda umana e artistica di OZMO: una cronologia visiva che attraversa l’infanzia a Lari, la formazione nell’ambito del fumetto underground e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, le prime esperienze nel graffitismo tra Pisa, Firenze e Milano, fino alla dimensione internazionale della sua ricerca, segnata da interventi monumentali di wall-painting, installazioni e progetti realizzati in Italia e all’estero.
Definitosi “un ladro di icone”, OZMO costruisce la propria pittura appropriandosi delle immagini della storia dell’arte e rimescolandole con l’immaginario pop e contemporaneo. Questa attitudine, che attraversa l’intera sua ricerca, trova nel Museo Lia un contesto particolarmente significativo: una collezione storica in cui ogni opera porta con sé un patrimonio di significati, stratificazioni e memoria, e che proprio attraverso lo sguardo dell’artista viene riattivata in una nuova dimensione visiva.
Nella biografia di OZMO emergono con forza alcuni elementi che dialogano profondamente con il Museo Lia: l’interesse per l’immagine come icona, la relazione tra cultura alta e cultura popolare, il confronto con la tradizione pittorica, il riuso dei codici sacri e la capacità di portare la pittura fuori dai suoi confini convenzionali. Fin dagli anni Novanta, infatti, OZMO sviluppa un linguaggio in cui il graffitismo, il fumetto, la pittura a olio, l’immagine religiosa e la storia dell’arte si intrecciano in una ricerca personale e riconoscibile.
“OZMO X LIA 30 – Dentro la collezione” è dunque una mostra che nasce dal Museo e ritorna al Museo. Le quattro opere inedite, entrando nella collezione civica, diventeranno testimonianza permanente di questo anniversario e del dialogo tra il patrimonio storico-artistico donato da Amedeo Lia alla città e le forme della ricerca contemporanea.
A trent’anni dalla sua inaugurazione, il Museo Lia conferma così la propria vocazione: essere non solo luogo di conservazione, ma spazio di conoscenza, confronto e produzione culturale. Un museo che custodisce il passato, ma continua a parlare al presente; un patrimonio che appartiene alla città e che, proprio attraverso nuovi sguardi, può continuare a crescere.
OZMO
Gionata Gesi, in arte OZMO, è nato a Pontedera nel 1975 e vive attualmente a Parigi. La sua formazione affonda le radici nel contesto dell’underground toscano e nell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Considerato uno dei pionieri della street art europea, ha segnato il panorama dell’arte visiva con un approccio innovativo e multidisciplinare, sviluppato dalla fine degli anni Novanta e dai primi anni Duemila.
Il suo lavoro combina disegno, pittura, grandi murales, installazioni e linguaggi eterogenei, mettendo in relazione cultura urbana, storia dell’arte, immaginario popolare e iconografia sacra. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi interventi di wall-painting nelle principali capitali dell’arte contemporanea e urbana, in Italia e all’estero, affermandosi come uno dei principali esponenti dell’arte pubblica monumentale anche oltre i confini europei.
Tra i riconoscimenti istituzionali più significativi figurano mostre e collaborazioni con il Museo del Novecento di Milano, il MACRO di Roma, la Biennale di Architettura di Venezia, il Mauritshuis, l’Istituto Italiano di Cultura di New York e il King’s College di Londra. Il suo lavoro è oggetto di studi accademici presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e ha ricevuto il riconoscimento dell’Università di Cambridge, con un capitolo nel Cambridge University Press Handbook. La sua formazione include una residenza presso la Fondazione Antonio Ratti – CSAV di Como – con Alfredo Jaar. La sua ricerca è documentata in numerose pubblicazioni, tra cui la monografia OZMO 1998–2018. OZMO è presente nell’Enciclopedia Nazionale Italiana Treccani.
Anna Costantini
Anna Costantini, dottore di ricerca, è storica dell’arte contemporanea e ricercatrice indipendente, specializzata nell’arte italiana del secondo Novecento in rapporto al contesto statunitense. Attualmente i suoi studi si concentrano sulle intersezioni tra performance, pratiche artistiche e immagine fotografica, con particolare attenzione ai processi di documentazione, archiviazione e trasmissione dell’opera.
Nel corso della sua attività professionale ha collaborato alla realizzazione di mostre e progetti espositivi in Italia e all’estero, lavorando con istituzioni quali il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Fondazione Prada, il Castello di Rivoli e la Serpentine Gallery di Londra. Ha inoltre preso parte all’organizzazione di manifestazioni internazionali quali la Biennale di Venezia, la Biennale della Moda di Firenze e le iniziative espositive realizzate per Genova 2004 Capitale Europea della Cultura.



