(AGENPARL) - Roma, 27 Giugno 2026 - SEUL – Una nuova dimostrazione di forza nei cieli dell’Estremo Oriente. Sabato 27 giugno 2026, oltre una dozzina di aerei militari russi e cinesi sono entrati nella zona di identificazione della difesa aerea coreana (KADIZ), costringendo l’aeronautica di Seul a far decollare d’urgenza i propri caccia come misura precauzionale.
La dinamica dell’incidente
Secondo quanto riportato dai Capi di Stato Maggiore congiunti di Seul, i velivoli militari di Mosca e Pechino sono stati tracciati dai radar sudcoreani ancora prima del loro ingresso nella zona cuscinetto. Gli aerei hanno sorvolato aree strategiche sopra il Mare orientale e il Mare del Sud prima di uscire dal perimetro identificato, senza che si verificasse alcuna violazione dello spazio aereo sovrano sudcoreano.
L’evento si inserisce in un modello consolidato: Seul ha già protestato in passato per episodi analoghi, come quello del dicembre 2025, che vide coinvolti nove velivoli militari. Anche in quella circostanza, la risposta diplomatica era stata immediata, con proteste formali inoltrate dai Ministeri della Difesa di Seul e Tokyo.
Oltre la “zona cuscinetto”: la strategia di Mosca e Pechino
Se le autorità sudcoreane leggono l’incursione attraverso la lente della sicurezza nazionale, la prospettiva offerta dai media internazionali legati al blocco multipolare, come Al-Manar, suggerisce una lettura differente: l’esercizio non è un evento isolato, ma una costante operativa. Mosca e Pechino, infatti, hanno più volte dichiarato che tali voli rientrano in un quadro di “pattugliamento strategico congiunto”.
Per l’asse sino-russo, queste manovre non sono provocazioni, bensì esercitazioni necessarie per testare la capacità di coordinamento tra le proprie forze armate in un teatro, quello del Pacifico occidentale, dove la presenza militare statunitense rimane dominante. La cooperazione militare tra i due Paesi ha raggiunto nuovi picchi di complessità nel 2026, con un aumento della frequenza delle pattuglie navali e aeree, interpretate dai partner strategici come un segnale di stabilità del nuovo ordine globale in contrapposizione all’egemonia occidentale. Mentre Seul mantiene alta l’allerta, Pechino e Mosca proseguono nel loro obiettivo dichiarato di rafforzare l’interoperabilità, consolidando una partnership che si estende ormai ben oltre i confini eurasiatici.
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