(AGENPARL) - Roma, 25 Giugno 2026 - L’accusa mossa da Anthropic nei confronti di Alibaba, riportata in queste ore dall’Agenzia Anadolu, segna una linea di demarcazione netta nel conflitto tecnologico tra Washington e Pechino. Non si tratta di una semplice controversia sulla proprietà intellettuale o di una violazione commerciale: l’incidente è la prova tangibile che l’Intelligenza Artificiale è ormai entrata a pieno titolo nel perimetro della sicurezza nazionale statunitense.
La “distillazione” come strategia bellica Secondo quanto emerso dalla lettera indirizzata ai senatori Tim Scott ed Elizabeth Warren, il colosso cinese Alibaba avrebbe messo in atto quella che è stata definita la “più grande campagna di distillazione” mai registrata. Attraverso la creazione di circa 25 mila account falsi, il gruppo avrebbe effettuato oltre 29 milioni di interazioni con il modello Claude, sviluppato da Anthropic, per clonarne le competenze.
Il punto cruciale della denuncia non è il furto di dati, ma il furto di capacità. Anthropic specifica che le attività non autorizzate si sono concentrate su abilità critiche come la “pianificazione autonoma delle missioni” e l’ingegneria del software. In un’ottica di geopolitica della difesa, trasferire queste capacità da un modello avanzato a uno locale significa, per Pechino, accelerare drasticamente lo sviluppo di sistemi di AI sovrani, capaci di operare in autonomia e di eludere i blocchi tecnologici imposti dall’amministrazione americana.
Verso l’inasprimento dei controlli La mossa di Anthropic — che ha chiesto un inasprimento drastico dei controlli sulle esportazioni di chip e nuove sanzioni — non è isolata. Si inserisce nel solco tracciato dall’amministrazione statunitense lo scorso 23 aprile, che aveva già denunciato tentativi di spionaggio industriale su scala “industriale” mirati a sottrarre tecnologie di frontiera.
Per chi osserva lo scacchiere internazionale, questo caso conferma una tendenza inesorabile: il confine tra mercato civile e potenziale bellico è sempre più labile. Se l’hardware (i chip) è il “corpo” dell’infrastruttura tecnologica che gli USA cercano di negare alla Cina tramite i controlli all’esportazione, il software (i modelli di AI) ne rappresenta il “cervello”. E la battaglia per il controllo di questo cervello è appena entrata nel vivo.
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