(AGENPARL) - Roma, 11 Giugno 2026 - Evian 2026 non sarà una sede di dialogo, ma un teatro di gestione delle emergenze. La decisione di Macron di invitare Zelensky al G7, in parallelo al coinvolgimento dei leader del Golfo, svela la natura drammatica dell’attuale architettura di sicurezza globale: l’Occidente si trova stretto in una morsa tra l’espansionismo infrastrutturale russo a nord e il collasso della deterrenza energetica nello Stretto di Hormuz
La strategia della “doppia tenaglia”
La geopolitica odierna si gioca su due scacchieri che hanno smesso di essere indipendenti. Mentre Mosca sta completando il consolidamento di una presenza militare permanente lungo il confine europeo — un’operazione da oltre 100.000 uomini che altera irreversibilmente il rapporto di forza in Artico e Baltico — l’asse tra Washington, Israele e Iran ha spostato il baricentro della crisi verso Hormuz. Macron non sta cercando il consenso per un generico sostegno all’Ucraina; sta cercando di evitare una frammentazione del fronte euro-atlantico che non può permettersi di combattere contemporaneamente sul fronte energetico e su quello territoriale.
L’azzardo di Macron: il G7 come garante di un nuovo ordine
L’invito tardivo a Zelensky è un segnale di debolezza del fronte. Parigi è costretta a “nazionalizzare” la questione ucraina portandola nel G7, perché il rischio è che il blocco dello Stretto di Hormuz costringa i leader europei a scendere a patti energetici con il Golfo, sacrificando la postura bellica contro Mosca.
Il coinvolgimento di Egitto, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti non serve a negoziare la pace, ma a “comprare” tempo. La Francia sta tentando di trasformare il G7 in un arbitro che offra ai paesi del Golfo garanzie di sicurezza in cambio di una stabilità dei flussi che, al momento, è del tutto teorica.
La resa dei conti
Il vertice di Evian segna il passaggio definitivo dalla “gestione delle crisi” alla “gestione dell’impotenza”. Zelensky chiederà certezze su una difesa aerea che si sgretola, mentre i leader del Golfo chiederanno garanzie su un Medio Oriente che sta bruciando. La vera domanda che nessuno nei corridoi di Evian vorrà porre apertamente, ma che aleggia su ogni tavolo, è: quale regione del mondo l’Occidente è disposto a considerare “sacrificabile” per mantenere in piedi l’altra?
Il summit di Evian non deciderà la fine delle guerre, ma determinerà chi, tra i grandi attori globali, possiede ancora la leva necessaria per influenzare il prossimo assetto territoriale ed energetico del pianeta. L’appuntamento francese potrebbe essere l’ultima chiamata per un ordine mondiale che sta crollando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.
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