(AGENPARL) - Roma, 9 Giugno 2026 - La strategia iraniana nel Medio Oriente entra in una nuova fase operativa. Il comandante della Forza Quds dell’IRGC, il generale Esmaeil Qaani, ha tracciato nelle ultime ore i contorni di una nuova dottrina che mira a unificare, sotto un’unica “cintura di sicurezza”, due tra gli snodi marittimi più strategici del pianeta: lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab el-Mandeb.
La sfida ai “punti di strozzatura” Il messaggio lanciato da Teheran ai blocchi occidentali è netto. Il generale Qaani ha avvertito che i “combattenti senza confini” del fronte della Resistenza hanno iniziato a monitorare attentamente i punti di strozzatura del transito marittimo globale. La minaccia è implicita ma chiarissima: la capacità di proiezione dell’Iran e dei suoi alleati non è più limitata ai confini nazionali, ma si estende su tutto l’asse che dal Golfo Persico porta al Mar Rosso.
L’Asse della Resistenza diventa un unico blocco Le parole di Qaani confermano che, nonostante le pressioni internazionali, il fronte della Resistenza non sta arretrando, ma si sta strutturando. La “cintura” evocata dal comandante dell’IRGC unisce idealmente l’operato dell’Iran nel Golfo con l’attività degli attori regionali in Yemen e Libano. Non siamo più di fronte a singoli focolai di tensione, ma a un disegno unitario che trasforma la stabilità della regione in un elemento di negoziazione globale.
La reazione alle tensioni Questa dichiarazione, arrivata in un clima di altissima tensione dopo i recenti scambi di colpi tra Teheran, Tel Aviv e la risposta di Beirut, segna un salto di qualità. Il monito ai “nemici” è diretto: ogni atto di aggressione – militare o economica – contro uno degli attori del fronte della Resistenza riceverà una risposta coordinata.
Con la creazione di questa nuova geometria di sicurezza, l’Iran ribadisce il suo ruolo di attore determinante negli equilibri di potenza dell’Asia occidentale. Per i mercati e le cancellerie mondiali, la lezione di Qaani è una sola: la sicurezza del transito marittimo internazionale è diventata, oggi più che mai, intrinsecamente legata alle dinamiche del conflitto mediorientale.
