(AGENPARL) - Roma, 8 Giugno 2026 - La pressione politica e militare su Benjamin Netanyahu ha raggiunto livelli critici. Dopo il deterioramento della situazione sul campo, esponenti dell’opposizione e vertici della sicurezza israeliana accusano apertamente il governo di aver mancato ogni obiettivo strategico prefissato nel conflitto in corso.
Le accuse dell’opposizione: Lapid e il “fallimento totale”
Il leader dell’opposizione, Yair Lapid, ha definito l’ultima fase del confronto militare contro l’Iran priva di qualsiasi logica strategica. Secondo Lapid, le operazioni non hanno né indebolito il programma nucleare iraniano, né limitato la capacità missilistica di Teheran, né modificato l’equazione di forza nel sud del Libano. “Il governo ha paralizzato l’economia e costretto la popolazione nei rifugi senza un obiettivo chiaro – ha dichiarato Lapid –. Netanyahu ha fallito a Gaza, in Libano, in Iran e ora anche in Cisgiordania”.
Il giudizio dei militari: l’assenza di strategia
Gadi Eisenkot, ex capo dell’esercito, ha rincarato la dose sottolineando come la mancanza di una strategia definita sia diventata la cifra politica dell’attuale governo. L’esitazione e la debolezza politica di Netanyahu avrebbero, secondo Eisenkot, favorito un pericoloso ricongiungimento dei fronti di scontro in un momento in cui le tensioni regionali sono ai massimi storici.
L’escalation di Beirut e le incognite regionali
Anche le recenti operazioni militari nel sobborgo meridionale di Beirut sono finite sotto accusa. Gli analisti israeliani sostengono che tale mossa non abbia prodotto alcun reale guadagno in termini di sicurezza nazionale, risultando controproducente: da un lato ha alimentato l’escalation regionale, dall’altro ha incrinato il necessario coordinamento con gli Stati Uniti nel contenimento dell’Iran.
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