(AGENPARL) - Roma, 6 Giugno 2026 - Mondiali 2026: mentre i giocatori ottengono l’ingresso negli USA, resta il blocco burocratico per parte dello staff e dei dirigenti. La squadra si prepara dal ritiro in Messico
La diplomazia dello sport vive ore delicate. A pochi giorni dall’inizio del Mondiale 2026, la nazionale iraniana si trova al centro di un complesso gioco burocratico tra Washington e Teheran.
Il rilascio dei visti Il Dipartimento di Stato USA ha confermato ufficialmente il rilascio dei visti per l’intera rosa dei calciatori. È un segnale positivo, ma parziale. Secondo fonti della Federazione calcistica iraniana (FFIRI), molti funzionari, dirigenti e rappresentanti ministeriali non hanno ancora ricevuto l’autorizzazione all’ingresso negli Stati Uniti.
La “strategia Tijuana” Per non compromettere la partecipazione al torneo, la Federazione ha scelto una soluzione strategica: il trasferimento del campo base da Tucson, in Arizona, a Tijuana, in Messico. Questa mossa — approvata dalla FIFA e dalle autorità messicane — garantisce una base operativa sicura. Il Team Melli vivrà in territorio messicano, varcando il confine statunitense soltanto nei giorni delle partite.
Un Mondiale sotto pressione La nazionale debutterà il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda. Oltre alle sfide in campo contro Belgio ed Egitto, i giocatori dovranno gestire un contesto geopolitico che entra prepotentemente nello sport.
Il diniego dei visti per le figure legate alle istituzioni iraniane — in un momento di forte tensione militare — traccia un confine netto. Washington ha voluto distinguere chiaramente tra l’evento sportivo e l’apparato politico-militare di Teheran. La squadra parte oggi dalla Turchia verso il Messico. La partita diplomatica è appena iniziata.
