Il dossier presentato alla Camera sul disegno di legge del Governo: l’atomo può aiutare la transizione ecologica, ma servono chiarezza su investimenti, tecnologie e sostegni pubblici
(AGENPARL) - Roma, 2 Giugno 2026 - Il nucleare può diventare uno strumento importante per accompagnare la transizione energetica italiana e contribuire al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, i benefici attesi in termini di riduzione delle bollette, sicurezza energetica e indipendenza dall’estero restano incerti e dipenderanno dalle tecnologie che verranno adottate e dalle modalità di finanziamento degli investimenti.
È questa la valutazione espressa dalla Banca d’Italia nella memoria depositata alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del Disegno di Legge AC 2669, che delega il Governo a definire il quadro normativo per il ritorno dell’energia nucleare sostenibile nel nostro Paese.
La nuova strategia energetica italiana
L’obiettivo del provvedimento è costruire una cornice normativa che consenta all’Italia di reintrodurre la produzione di energia nucleare attraverso tecnologie avanzate e sostenibili, contribuendo alla riduzione delle emissioni climalteranti, al rafforzamento della sicurezza energetica nazionale e al contenimento dei costi dell’energia per famiglie e imprese.
Il disegno di legge affida al Governo il compito di predisporre, entro dodici mesi, una serie di decreti legislativi che disciplinino la costruzione e la gestione di nuovi impianti, il trattamento dei rifiuti radioattivi, la ricerca sulla fusione nucleare e la formazione delle competenze necessarie allo sviluppo della filiera industriale.
Tra le novità più rilevanti figura anche la possibile istituzione di un’autorità indipendente per la sicurezza nucleare e la previsione di strumenti di sostegno pubblico agli investimenti.
Il nucleare come alleato della decarbonizzazione
Secondo la Banca d’Italia, il principale punto di forza dell’energia nucleare risiede nella sua capacità di contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.
La produzione nucleare genera infatti emissioni di CO₂ estremamente contenute lungo l’intero ciclo di vita e può garantire una produzione continua e programmabile di elettricità, a differenza delle fonti rinnovabili non programmabili come il solare e l’eolico.
In un sistema energetico caratterizzato da una crescente presenza di fonti rinnovabili, il nucleare potrebbe quindi svolgere una funzione di stabilizzazione della rete elettrica, assicurando continuità di approvvigionamento anche nei periodi in cui sole e vento non sono disponibili.
Secondo il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, la capacità nucleare installata in Italia potrebbe raggiungere tra 8 e 16 gigawatt entro il 2050, coprendo una quota compresa tra l’11% e il 22% del fabbisogno elettrico nazionale.
Prezzi dell’energia: benefici possibili ma non garantiti
Più complessa appare la questione relativa all’impatto sulle bollette.
La Banca d’Italia sottolinea che una maggiore presenza del nucleare potrebbe contribuire a ridurre i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica grazie ai bassi costi marginali di produzione.
Tuttavia, il beneficio per famiglie e imprese potrebbe risultare limitato. Nella bolletta elettrica italiana, infatti, il costo della materia energia rappresenta meno della metà del prezzo finale, mentre il resto è costituito da oneri di sistema, costi di rete, accise e fiscalità.
A ciò si aggiunge il nodo dei costi di investimento. Le centrali nucleari richiedono ingenti capitali iniziali e tempi di costruzione molto lunghi. Se parte di tali costi venisse trasferita ai consumatori attraverso meccanismi di sostegno pubblico o nuove componenti tariffarie, l’effetto positivo derivante dalla riduzione del prezzo dell’energia potrebbe essere in parte annullato.
I ritardi dei grandi progetti europei
La memoria richiama inoltre le difficoltà registrate nei principali progetti nucleari europei degli ultimi anni.
La centrale francese di Flamanville 3 ha visto i costi triplicare rispetto alle previsioni iniziali e ha accumulato oltre undici anni di ritardo. Situazione analoga in Finlandia con l’impianto di Olkiluoto, entrato in funzione con quasi tredici anni di ritardo e costi raddoppiati.
Anche il progetto britannico di Hinkley Point C ha subito un forte incremento dei costi, passati da 18 a circa 47 miliardi di sterline.
Secondo Bankitalia, questi precedenti dimostrano come il rischio finanziario associato agli investimenti nucleari resti elevato.
La sfida delle nuove tecnologie
Uno degli elementi centrali della strategia italiana riguarda l’utilizzo degli Small Modular Reactors (SMR), degli Advanced Modular Reactors (AMR) e dei Micro Reactors.
Si tratta di tecnologie considerate più sicure, flessibili e modulari rispetto alle grandi centrali tradizionali. Tuttavia, la maggior parte di questi sistemi è ancora in fase sperimentale o prototipale.
A livello mondiale risultano in costruzione soltanto pochi impianti e molte delle tecnologie considerate strategiche per il futuro non sono ancora disponibili sul mercato.
Di conseguenza, permangono significative incertezze sia sui tempi effettivi di realizzazione sia sui costi finali degli investimenti.
Sicurezza energetica: meno gas, ma nuove dipendenze
Sul fronte della sicurezza energetica, il nucleare potrebbe ridurre le importazioni di gas naturale e di elettricità prodotta da fonti fossili.
Tuttavia, la Banca d’Italia evidenzia il rischio di nuove dipendenze strategiche. Le tecnologie più avanzate e parte del combustibile nucleare necessario per i nuovi reattori sono oggi concentrati in pochi Paesi, in particolare Cina e Russia.
L’Italia non dispone inoltre di miniere di uranio, impianti di arricchimento o strutture per la produzione del combustibile nucleare, fattori che renderebbero necessario un forte ricorso alle importazioni.
Le incognite dei costi pubblici
Uno degli aspetti che il documento invita a monitorare riguarda il possibile impatto sulle finanze pubbliche.
Il disegno di legge prevede la possibilità di introdurre strumenti di sostegno agli investimenti nucleari, ma rinvia ai futuri decreti attuativi la quantificazione degli eventuali costi.
La stessa Banca d’Italia osserva che attività come ricerca, sperimentazione, formazione, gestione dei rifiuti radioattivi e compensazioni territoriali potrebbero comportare impegni economici rilevanti.
Per questo motivo, una valutazione completa del programma potrà essere effettuata soltanto dopo la definizione delle misure attuative.
Una scelta strategica ancora aperta
Nelle conclusioni della memoria, Via Nazionale riconosce che il nucleare può rappresentare un tassello importante della strategia energetica italiana, soprattutto per raggiungere gli obiettivi climatici europei.
Al tempo stesso, sottolinea che molte delle tecnologie considerate non sono ancora mature e che restano aperte questioni fondamentali relative ai costi, ai tempi di realizzazione, alle modalità di finanziamento e alla sicurezza degli approvvigionamenti.
La vera sfida sarà quindi trasformare una prospettiva tecnologicamente promettente in un progetto industriale sostenibile, economicamente conveniente e socialmente accettato.
