(AGENPARL) - Roma, 23 Maggio 2026 - Il nuovo memorandum d’intesa tra Italia e India sulla cooperazione agricola si inserisce in un momento in cui la politica internazionale del cibo sta cambiando rapidamente, e lo fa con un respiro che va ben oltre la semplice collaborazione tecnica. L’accordo, che aggiorna il precedente quadro bilaterale e lo proietta dentro le priorità della transizione ecologica e della sicurezza alimentare, rappresenta una leva strategica per l’intero comparto agroalimentare italiano. È un’intesa che parla di ricerca, di innovazione, di scambi commerciali, ma anche di diplomazia economica, perché oggi l’agricoltura è uno dei terreni su cui si misurano competitività, stabilità e capacità di proiezione internazionale.
Il cuore del memorandum è la cooperazione scientifica tra il CREA e l’ICAR, due istituzioni che nei rispettivi Paesi rappresentano l’eccellenza nella ricerca agronomica. La collaborazione riguarda settori che coincidono con le priorità della nuova Politica Agricola Comune — regolata dai Regolamenti (UE) 2021/2115 e 2021/2116 — e con gli obiettivi del Green Deal europeo: agricoltura di precisione, miglioramento genetico, tecnologie per la trasformazione alimentare, gestione sostenibile delle risorse idriche. È un terreno su cui l’Italia ha costruito negli anni un quadro normativo solido, dalla Legge 154/2016 sulla modernizzazione del settore agricolo alla Legge 238/2016 sul vino, passando per il D.Lgs. 199/2021 sulle energie rinnovabili in agricoltura. L’India, dal canto suo, sta investendo massicciamente in innovazione e meccanizzazione, e la complementarità tra i due sistemi è evidente: l’Italia porta know‑how, qualità e ricerca; l’India offre scala, domanda e capacità produttiva.
Ma l’accordo ha anche un valore immediato e molto concreto per le imprese italiane. La progressiva riduzione delle tariffe indiane sul vino, che scenderanno dal 150% al 20%, apre un mercato che finora era rimasto quasi impenetrabile. Per un settore regolato da un impianto normativo rigoroso come quello del Testo Unico del Vino (Legge 238/2016), l’accesso a un Paese di oltre un miliardo di consumatori rappresenta una svolta che può incidere direttamente sulla crescita dell’export e sulla valorizzazione delle denominazioni DOP e IGP. È un passaggio che si inserisce perfettamente nella strategia nazionale di tutela del Made in Italy, sostenuta anche dai Contratti di filiera previsti dal D.Lgs. 102/2004 e dalle misure del PNRR dedicate alla competitività delle filiere agroalimentari.
Il memorandum affronta inoltre un tema che negli ultimi anni è diventato centrale: la resilienza climatica. L’agricoltura italiana è tra le più esposte agli effetti del cambiamento climatico — siccità, eventi estremi, stress idrico — e la cooperazione con un Paese come l’India, che affronta sfide simili su scala molto più ampia, può generare soluzioni condivise su irrigazione, gestione delle risorse idriche, varietà resistenti e tecnologie di adattamento. È un terreno che dialoga direttamente con il Regolamento (CE) 178/2002 sulla sicurezza alimentare e con il Regolamento (UE) 625/2017 sui controlli ufficiali, perché la sostenibilità non è più solo un obiettivo ambientale, ma un requisito strutturale della qualità e della sicurezza dei prodotti.
In questo senso, il memorandum non è un atto isolato, ma un tassello della più ampia strategia italiana di diplomazia agricola. Rafforza la presenza del nostro Paese nell’Indo‑Pacifico, un’area sempre più centrale negli equilibri globali, e consolida il ruolo dell’agroalimentare come strumento di politica estera, in linea con gli indirizzi del MAECI e del MASAF. È un accordo che guarda al futuro, perché mette insieme ricerca, commercio, sostenibilità e politica internazionale, e soprattutto offre alle imprese italiane un accesso privilegiato a uno dei mercati più dinamici del pianeta.