(AGENPARL) - Roma, 18 Maggio 2026 - Mentre il Presidente USA annuncia la sospensione dell’attacco su pressione dei leader del Golfo, la tensione esplode nello Stretto di Hormuz. Teheran schiera i sistemi di difesa per distruggere obiettivi ostili.

Non c’è tregua nel Golfo Persico. A pochi minuti dall’annuncio shock di Donald Trump sulla sospensione dell’attacco militare previsto per il 19 maggio, le armi tornano a parlare sul campo. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa iraniane Tasnim e Mehr, e rilanciato dalla russa Tass, i sistemi di difesa aerea sull’isola di Qeshm sono entrati in funzione per respingere un attacco di droni.
L’isola, situata in una posizione strategica nello Stretto di Hormuz, è stata teatro di un’intensa attività di fuoco. Le autorità locali confermano che le batterie contraeree sono state attivate per “distruggere obiettivi nemici” che avevano violato lo spazio aereo iraniano.
Il paradosso della diplomazia L’incidente di Qeshm getta un’ombra gelida sul post pubblicato da Trump su Truth Social. Se da una parte la diplomazia dei leader del Golfo (Qatar, Arabia Saudita ed Emirati) sembrava aver ottenuto una vittoria congelando i bombardieri americani, l’azione dei droni – presumibilmente di intelligence o reparti speciali – dimostra che il monitoraggio (e la provocazione) militare non si è mai fermato.
Segnali da Teheran Il silenzio ufficiale del governo iraniano sul post di Trump viene interrotto dal rumore delle esplosioni a Qeshm. Fonti locali vicine ai Pasdaran suggeriscono che i droni abbattuti appartengano a “forze ostili occidentali”, un segnale chiaro che Teheran non abbassa la guardia nonostante le aperture politiche di Washington.
La situazione resta in evoluzione. Mentre il mondo politico festeggia una tregua che appare sempre più fragile, il fronte di Hormuz continua a bruciare.
https://tass.com/world/2132637