
(AGENPARL) - Roma, 18 Maggio 2026 - Mentre la tensione militare nello Stretto di Hormuz resta ai livelli di guardia, l’Iran sposta la battaglia sul piano diplomatico. Nelle ultime ore, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avviato una raffica di colloqui telefonici con i partner globali, delineando quella che appare come la nuova strategia di Teheran: trasformare la crisi marittima in una responsabilità esclusiva di Washington e Tel Aviv.
I quattro fronti di Araghchi
Il capo della diplomazia iraniana ha parlato separatamente con i ministri degli Esteri di Francia, Qatar, Turchia e Corea del Sud. Sebbene i comunicati ufficiali parlino di “sviluppi regionali”, i dettagli emersi indicano un messaggio molto più preciso:
- Il ricatto energetico alla Corea: Nella chiamata con Cho Hyun, Araghchi è stato esplicito. L’insicurezza nello Stretto di Hormuz è “una conseguenza delle azioni aggressive degli Stati Uniti”. Per la Corea del Sud, che dipende vitalmente dal transito petrolifero, è un avvertimento: la sicurezza marittima tornerà solo se Seul farà pressione per fermare il blocco di Trump.
- Il canale di mediazione (Qatar e Turchia): Il colloquio con Doha e Ankara serve a consolidare i canali che portano messaggi indiretti alla Casa Bianca, ribadendo che l’Iran non farà passi indietro sul blocco dei porti iniziato l’8 aprile.
La narrazione della “Resilienza”
Teheran sta cercando di capitalizzare il successo diplomatico ottenuto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove il veto di Cina e Russia ha bloccato la risoluzione proposta da Bahrein e Stati Uniti per la riapertura forzata dello Stretto.
Per l’Iran, la chiusura di Hormuz non è un atto di pirateria, ma una risposta legale all’aggressione subita il 28 febbraio. Araghchi sta vendendo al mondo questa versione: lo Stretto rimarrà chiuso finché durerà il “blocco illegale” imposto da Donald Trump contro le navi e i porti iraniani.
In attesa della mossa di Washington
Queste telefonate suggeriscono che l’Iran si sente in una posizione di forza diplomatica. Dopo aver respinto militarmente i tentativi americani di riaprire lo Stretto con la forza, Teheran vuole ora che sia la comunità internazionale (spaventata dal rincaro del greggio) a chiedere agli Stati Uniti di mediare.
https://english.almanar.com.lb/article/74292