(AGENPARL) - Roma, 18 Maggio 2026 - Il recente via libera della Camera dei Deputati alla legge
delega sui centri di elaborazione dati (A.C. 1928 e abb.) apre una fase
decisiva per il futuro dei data center in Italia. Il provvedimento riconosce i data center come infrastrutture strategiche e affida al Governo il compito di definire, con uno o più decreti legislativi, le
regole per la loro localizzazione, autorizzazione e sviluppo.
Per il Movimento Civico AMA IL TUO PAESE, attivo nel Lodigiano, nel Pavese
e in Lombardia, si tratta di un passo avanti importante, ma ancora incompleto
e sbilanciato, soprattutto se osservato dalla prospettiva dei territori che stanno
vivendo una pressione insediativa senza precedenti.
«Il rischio – afferma Domenico Ossino, consigliere comunale di Montanaso Lombardo – è che la categoria di “infrastruttura strategica” diventi un passe- partout per comprimere il ruolo dei Comuni e scaricare sulle comunità locali i costi ambientali, energetici e idrici dei data center. Senza limiti chiari e senza
trasparenza, la legge rischia di favorire gli operatori più che i territori».
Cosa prevede la legge delega approvata alla Camera Secondo il testo approvato (A.C. 1928 e abb.): i data center sono definiti infrastrutture strategiche nazionali; si punta a semplificare e accelerare le procedure autorizzative; si promuovono efficienza energetica, sicurezza, resilienza e – in via di principio – sostenibilità; si prevede una cabina di regia nazionale. Tuttavia, la legge non contiene: limiti quantitativi ai consumi energetici e idrici; criteri di localizzazione vincolanti; valutazioni cumulative nei territori saturi; obblighi di trasparenza verso i cittadini; un ruolo chiaro e forte dei Comuni.
Le criticità: ciò che manca nella legge nazionale Alla luce dell’esperienza concreta dei territori lombardi – dove si stanno concentrando data center, logistica, fotovoltaico, impianti energivori e
consumo di suolo – AMA IL TUO PAESE evidenzia alcune criticità:
Ruolo debole dei Comuni
La legge non prevede pareri vincolanti né strumenti di pianificazione locale
realmente efficaci.
Nessun limite a consumi energetici e idrici
I data center richiedono enormi quantità di energia e, in alcuni casi, acqua.
La legge non stabilisce soglie, limiti o criteri quantitativi.
Nessuna valutazione cumulativa
In territori già saturi – come il Lodigiano, il Sudmilano, il Cremasco – non è
prevista una valutazione complessiva degli impatti.
Trasparenza insufficiente
Non sono previsti obblighi di informazione preventiva ai cittadini e ai Consigli
comunali.
Benefici locali spesso marginali
I data center generano pochissimi posti di lavoro diretti, mentre i costi
ambientali restano ai territori.
Il caso Lombardia: un laboratorio nazionale
Il dibattito in corso in Regione Lombardia sul PdL “Disposizioni in materia di
insediamento di centri dati” (DGR XII/5312/2025) conferma le stesse criticità
della legge nazionale.
Nella lettera inviata mesi fa ai Gruppi consiliari regionali, AMA IL TUO PAESE ha
proposto:
tempi più congrui per l’individuazione delle aree idonee;
pareri comunali vincolanti;
definizione chiara di “risorse idriche non qualificate”;
limiti quantitativi ai prelievi idrici;
soglie minime di autoproduzione energetica da rinnovabili;
bilancio energetico preventivo;
valutazione cumulativa degli impatti;
cabina di regia con presenza stabile dei Comuni;
rapporto annuale pubblico sui data center.
Queste proposte – già formalmente trasmesse alla Regione – rappresentano un
modello che potrebbe essere recepito anche a livello nazionale.
Le proposte per i decreti legislativi nazionali
AMA IL TUO PAESE chiede che i decreti attuativi della legge delega includano:
Pareri comunali vincolanti
Nessun data center deve essere autorizzato senza il consenso informato del
territorio.
Priorità alle aree dismesse
Stop al consumo di nuovo suolo agricolo.
Limiti energetici e idrici
Soglie massime, monitoraggio pubblico, obbligo di autoproduzione da
rinnovabili.
Valutazione cumulativa
Obbligatoria nei territori già saturi.
Trasparenza totale
Pubblicazione dei dati su consumi, emissioni, impatti e benefici.
Riuso del calore come obbligo
Non solo come opzione, ma come condizione per l’autorizzazione.
Appello al Parlamento e alle Regioni
«Non siamo contro i data center – conclude Ossino – ma contro un modello in
cui i benefici sono nazionali e i costi sono locali.
La legge delega è un’occasione storica: o si ascoltano i territori, o si rischia di
creare nuove disuguaglianze ambientali e infrastrutturali».
Domenico Ossino
Movimento Civico AMA IL TUO PAESE