(AGENPARL) - Roma, 16 Maggio 2026 - Livorno non è soltanto la città del cacciucco (rigorosamente con cinque “C”) della torta di ceci nel celebre “5 e 5”, o delle triglie alla livornese. Accanto alla sua forte identità gastronomica e portuale, la città toscana si affaccia oggi su uno scenario meno noto ma decisamente più strategico: quello dell’industria subacquea avanzata.
Per molti, Livorno resta sinonimo di cucina di mare, porto commerciale e raffineria. E in effetti il territorio conserva una vocazione produttiva articolata: dalla Raffineria Eni, con la sua produzione di carburanti e lubrificanti, al polo industriale che comprende comparti siderurgici, chimici e navali, fino alle eccellenze agroalimentari e vitivinicole della costa toscana. Ma sotto la superficie, in tutti i sensi, si sta delineando una trasformazione di portata internazionale.
A portare Livorno sotto i riflettori è DRASS, azienda italiana con sede in città, specializzata in tecnologie subacquee, camere iperbariche e mezzi subacquei compatti. La società ha ottenuto una commessa da 1,4 miliardi di euro per la realizzazione di sei sottomarini compatti classe DGK destinati alla Difesa dell’Indonesia.
Si tratta di unità progettate per operare in fondali bassi e complessi, come quelli dell’arcipelago indonesiano: sommergibili di dimensioni ridotte, altamente manovrabili e dotati di tecnologia avanzata. Un progetto che si inserisce nel più ampio quadro della cooperazione industriale tra Italia e Indonesia, rafforzata anche dagli accordi nel settore navale.
Per Livorno, l’operazione rappresenta molto più di una semplice commessa industriale. È un triplice traguardo:
– proietta DRASS e il tessuto produttivo livornese su scala globale;
– segna un risultato senza precedenti per l’industria manifatturiera italiana nel comparto;
– apre la possibilità di una trasformazione economica profonda per il territorio.
L’obiettivo dell’azienda è infatti sviluppare un programma industriale di lungo periodo, con nuovi capannoni, assunzione di personale altamente qualificato, infrastrutture per addestramento, simulazione, assemblaggio e collaudo nell’area portuale livornese. Sebbene parte della produzione degli scafi sia prevista in Romania, progettazione, know-how e tecnologie resterebbero saldamente radicati a Livorno.
La sfida ora è infrastrutturale e politica: garantire alla città spazi e strumenti adeguati per sostenere questa crescita. Se Livorno saprà cogliere l’opportunità, potrà consolidarsi come polo industriale e tecnologico strategico, con ricadute su occupazione qualificata, innovazione e filiera locale. In caso contrario, parte degli investimenti rischia di migrare altrove.
Dalla cucina popolare ai fondali strategici, Livorno si trova davanti a una nuova narrazione di sé: non più soltanto capitale del cacciucco, ma possibile protagonista di una filiera industriale ad alta tecnologia.
Sommessamente, Livorno è chiamata a pensare al proprio futuro. Perché, oggi più che mai, domani può davvero essere un altro giorno.
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