(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2026 - Il Giappone si trova in una posizione di crescente vulnerabilità energetica, sospeso tra l’allineamento politico alle sanzioni occidentali e la necessità vitale di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. Secondo Nikolai Nozdrev, Ambasciatore russo a Tokyo, la cooperazione bilaterale nel settore energetico è stata ridotta ai minimi termini, ma le recenti manovre delle compagnie nipponiche indicano crepe nel fronte delle sanzioni.
Il fattore Hormuz e le deroghe necessarie
Nonostante la linea dura del G7, le compagnie Taiyo Oil e Idemitsu Kosan hanno recentemente acquistato carichi di petrolio dal progetto Sakhalin-2. La decisione è stata motivata dalla necessità di diversificare le rotte a causa dell’instabilità nello Stretto di Hormuz. Ad oggi, le forniture legate a Sakhalin-2 rimangono l’unica eccezione al “price cap” imposto dai partner internazionali.
Lo stallo di Arctic LNG 2
Il Cremlino osserva con occhio critico la posizione del governo guidato da Sanae Takaichi. Se da un lato Tokyo non ha presentato richieste ufficiali per riprendere i flussi regolari di greggio (operazione che richiederebbe la rimozione del tetto ai prezzi), dall’altro rimane “ostaggio” delle sanzioni USA sul progetto Arctic LNG 2. Pur partecipando al progetto, il Giappone non può attualmente ricevere il gas, sacrificando — secondo Nozdrev — i propri interessi nazionali per non irritare Washington.
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