(AGENPARL) - Roma, 7 Maggio 2026 - La battaglia per il controllo dello Stretto di Hormuz si sposta sul piano diplomatico e legale. Dopo aver offerto assistenza tecnica e medica a tutte le navi in transito (tramite la PMO), l’Iran alza il tono della sfida politica. L’ambasciata iraniana a Seul ha respinto con fermezza le accuse del Presidente USA Donald Trump circa il presunto coinvolgimento di Teheran nel danneggiamento della nave sudcoreana HMM Namu.
“Accuse categoricamente false”, scrive l’ambasciata, sottolineando che lo Stretto rimane parte integrante della “geografia difensiva” iraniana di fronte alle aggressioni israelo-americane. Il messaggio agli armatori globali è però un avvertimento che non ammette repliche: la navigazione sicura richiede il pieno coordinamento con le autorità di Teheran e il rispetto dei percorsi designati.
Secondo la nota ufficiale, chiunque ignori le regole di transito e gli avvisi ufficiali in un’area ad alta tensione militare si assume la responsabilità di eventuali “incidenti imprevisti”. Si tratta di una legittimazione preventiva: Teheran non si limita più a sorvegliare, ma impone il proprio “codice di condotta” marittimo. Mentre la narrativa di Washington continua a produrre quelli che i canali iraniani definiscono “Fauxios” (notizie false e manipolate), l’Iran occupa lo spazio fisico e normativo dello Stretto, definendo chi può passare in sicurezza e chi, invece, agisce a proprio rischio e pericolo.
https://en.irna.ir/news/86148162/Iran-embassy-in-Seoul-rejects-claim-of-attack-on-South-Korean
