
(AGENPARL) - Roma, 30 Maggio 2026 - Bruxelles UE (foto: Paws and Prints per Unsplash)
L’Unione Europea ha esteso le sanzioni contro Hamas e la Jihad Islamica, colpendo direttamente i vertici politici del movimento. La risposta di Hamas non si è fatta attendere. Il gruppo ha bollato la decisione come “ingiusta” e “totalmente di parte”, inquadrandola come un’adesione acritica alla narrazione israeliana.
Il cuore della loro protesta non è solo politico, è retorico. Hamas accusa Bruxelles di applicare un “doppio standard” inaccettabile. Mentre le sanzioni colpiscono la loro leadership, il gruppo denuncia il silenzio europeo di fronte a quelle che definisce violazioni del diritto internazionale a Gaza. È un tentativo deliberato di ribaltare i ruoli: da attore sanzionato per terrorismo, Hamas si riposiziona nel discorso pubblico come la “vittima” che subisce un’ingiustizia burocratica.
Per il movimento, questa decisione conferma un sospetto di fondo. Le sanzioni non sarebbero basate su standard di giustizia, ma sarebbero il risultato diretto delle pressioni dell’occupazione. L’obiettivo dichiarato è quello di criminalizzare la “resistenza”, che Hamas continua a definire come un diritto garantito dalle norme umanitarie internazionali.
Siamo di fronte a una rottura totale. Da una parte, l’UE cerca di isolare politicamente il movimento attraverso lo strumento delle sanzioni. Dall’altra, Hamas usa queste stesse misure per consolidare la propria base, alimentando la narrazione di una lotta che va oltre la politica e diventa esistenziale. Il risultato è un muro contro muro che chiude ogni spazio residuo per una mediazione diplomatica che non sia di facciata.
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