(AGENPARL) - Roma, 27 Aprile 2026 - L’offerta è sul tavolo della Situation Room, ma il prezzo richiesto da Teheran è un cappio al collo della strategia americana. Secondo il Times of Israel, l’Iran ha proposto a Donald Trump di riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz e fermare la guerra navale in cambio della fine del blocco USA. La condizione, però, è un aut-aut: posticipare a data da destinarsi i colloqui sul programma nucleare. Mentre il petrolio vola a 106 dollari, Teheran usa la crisi energetica per proteggere i suoi 440 kg di uranio arricchito al 60%, ormai a un passo tecnico dalla soglia militare.
Ma la sfida di Abbas Araghchi punta a scardinare gli equilibri regionali. Teheran sta esercitando una pressione diplomatica asfissiante sull’Oman, co-detentore della sovranità sulle acque dello Stretto, per imporre un pedaggio obbligatorio al transito delle navi. Se Muscat dovesse cedere a questo meccanismo di “tassazione” marittima, l’Iran riuscirebbe a istituzionalizzare il controllo sul corridoio energetico mondiale, incassando miliardi per finanziare le proprie casse e aggirare sistematicamente le sanzioni.
Mentre Trump risponde con l’ordine brutale di “sparare e uccidere” chiunque venga sospettato di minare le acque, il ruolo dell’Oman come storico mediatore vacilla sotto il peso delle rivendicazioni iraniane. Con il tavolo delle trattative in Pakistan saltato, Araghchi è volato a San Pietroburgo per blindare questa strategia con l’appoggio del Cremlino. Se il “telefono” della Casa Bianca resterà muto, l’Iran è pronto a trasformare la cooperazione regionale in un’arma di esclusione energetica, forte di un arsenale di droni e missili che Mosca definisce ormai inattaccabile.
