(AGENPARL) - Roma, 26 Aprile 2026 - Sale la tensione nel Golfo Persico dopo che gli Stati Uniti hanno confermato di aver deviato 37 navi dall’inizio del blocco navale contro l’Iran. L’operazione, avviata il 13 aprile, è stata resa nota dal CENTCOM, che ha ribadito l’intenzione di far rispettare le sanzioni americane.
“Le forze statunitensi continuano a far rispettare le sanzioni e ad attuare pienamente il blocco navale”, si legge in una dichiarazione ufficiale pubblicata sui canali social del comando. Le navi coinvolte erano dirette verso porti iraniani o in uscita da essi.
Il blocco si inserisce in una fase critica per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz, uno dei punti nevralgici per il traffico energetico globale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva annunciato nei giorni scorsi la riapertura dello stretto alle navi commerciali, ma la situazione resta altamente instabile.
Da parte americana, il presidente Donald Trump ha dichiarato che il blocco sarà mantenuto fino al raggiungimento di un accordo definitivo con Teheran, lasciando intendere che la pressione economica e militare proseguirà.
Le autorità iraniane hanno reagito duramente, affermando che lo stretto resterà chiuso fino alla completa revoca del blocco statunitense. Le forze armate iraniane hanno invitato gli armatori internazionali a seguire esclusivamente le indicazioni di Teheran, definendo “inattendibili” le dichiarazioni provenienti da Washington.
Lo scontro tra le due potenze rischia di avere conseguenze significative sul commercio internazionale, in particolare sul mercato energetico. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti una delle principali arterie per il trasporto di petrolio e gas a livello mondiale.
L’escalation attuale solleva preoccupazioni tra gli operatori del settore e la comunità internazionale, che teme un ulteriore deterioramento della sicurezza nella regione e possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia.
