(AGENPARL) - Roma, 24 Aprile 2026 - In prossimità del 25 Aprile 2026, Festa della Liberazione dal nazifascismo ricordo al Paese che settantuno anni fa, il 25 aprile 1945, il popolo italiano spezzava le catene del nazifascismo. Con il sangue di partigiani e partigiane, di donne e uomini che scelsero la libertà contro la dittatura, venne riconquistata la democrazia. I Padri Costituenti tradussero quel sacrificio in una Carta solenne: la Costituzione della Repubblica Italiana, nata per impedire che la libertà e la democrazia potessero mai più essere messe a rischio. Oggi, a questo Governo Meloni è mancata l’uguaglianza. L’articolo 3 della Costituzione – cardine della nostra convivenza – è stato calpestato: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Quel compito è stato disatteso. Sono stati violati i diritti inviolabili dell’uomo, riconosciuti dall’articolo 2, fondamento stesso della Repubblica. I diritti umani sono stati traditi attraverso la vendita di armi a Israele e all’Ucraina, invece di dedicarsi alla diplomazia e alla ricerca della pace, come impone la migliore tradizione dell’Italia repubblicana. Sono stati calpestati i diritti civili e umani che la Carta pone al di sopra di ogni legge ordinaria. Sono stati umiliati i diritti economici, ignorando l’articolo 41 che vuole l’iniziativa privata libera ma “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale né in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, privilegiando un’economia di guerra e la rinuncia all’energia rinnovabile. Sono stati feriti i diritti lavorativi sanciti dagli articoli 4, 35 e 36: il diritto al lavoro per tutti, la tutela del lavoro in ogni sua forma, la retribuzione proporzionata e sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa. Sono stati traditi i diritti pensionistici dell’articolo 38, che impone allo Stato di assicurare ai lavoratori “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia”. Sono stati mortificati i diritti all’istruzione degli articoli 33 e 34, che vogliono la scuola aperta a tutti, l’istruzione obbligatoria e gratuita, e il diritto dei capaci e meritevoli a raggiungere i gradi più alti degli studi. Sono stati negati i diritti sanitari dell’articolo 32, che tutela la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Parlamento e Governo hanno il dovere solenne di osservare questi principi. Li hanno invece calpestati. Pochi mesi fa il popolo italiano ha risposto con un NO chiaro, netto, orgoglioso al tentativo di snaturare l’equilibrio dei poteri. Quel NO è stata la voce di una Nazione che non dimentica: la Repubblica è una democrazia parlamentare. Il 25 Aprile 2026 non è una ricorrenza di routine. È un monito vivo. È il giorno in cui ci stringiamo tutti insieme alla richiesta di uguaglianza scritta dai Costituenti perché nessuno più rischiasse la libertà e la democrazia che avevano salvato con il sangue di tanti come loro. Oggi più che mai è necessario un avvicendamento di governo: perché l’Italia torni a essere fedele ai valori della Resistenza e della Costituzione. Oggi, come allora, il popolo italiano sa riconoscere chi tradisce lo spirito della Resistenza e chi invece lo onora.» Dichiarazione della Senatrice Pacifico
