(AGENPARL) - Roma, 23 Aprile 2026 - Le dimissioni del Segretario della Marina statunitense, John C. Phelan, sarebbero in realtà il risultato di un vero e proprio licenziamento interno al Pentagono. Secondo quanto riportato da Axios, la decisione sarebbe maturata dopo mesi di tensioni con il capo della Difesa, Pete Hegseth.
Fonti militari citate dal portale descrivono un rapporto ormai compromesso tra i due, con Hegseth convinto che Phelan avesse oltrepassato i limiti del proprio ruolo. “Non ha capito di non essere il capo”, avrebbe dichiarato una fonte, sottolineando come il compito del Segretario della Marina sia quello di eseguire le direttive, non di definirle autonomamente.
Alla base dello scontro ci sarebbe anche il rapporto diretto tra Phelan e il presidente Donald Trump. Secondo Axios, questa vicinanza avrebbe alimentato i sospetti di Hegseth, che avrebbe interpretato alcune iniziative del Segretario della Marina come segnali di insubordinazione, soprattutto per il fatto che Phelan si relazionava direttamente con la Casa Bianca.
Il risultato sarebbe stato un intervento deciso da parte del capo del Pentagono, che avrebbe di fatto rimosso Phelan dall’incarico. Ufficialmente, tuttavia, la versione fornita resta quella delle dimissioni volontarie.
A confermare l’uscita di scena è stato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, che ha annunciato che Phelan lascia l’amministrazione “con effetto immediato”, senza fornire ulteriori spiegazioni. Al suo posto, il sottosegretario Hung Cao assumerà temporaneamente la guida della Marina.
Phelan, imprenditore e fondatore di diverse società di investimento, era stato confermato dal Senato il 25 marzo 2025. Il suo ruolo includeva la gestione delle risorse finanziarie e il supporto logistico delle forze navali, una posizione chiave all’interno dell’apparato militare statunitense.
La vicenda mette in luce le tensioni ai vertici della difesa americana, dove le dinamiche di potere tra leadership politica e militare possono sfociare in scontri diretti. Il caso Phelan evidenzia anche i delicati equilibri tra autonomia operativa e rispetto della catena di comando all’interno del sistema di sicurezza degli Stati Uniti.