(AGENPARL) - Roma, 17 Aprile 2026 - Un’apparente lacuna normativa potrebbe compromettere uno dei più grandi successi della cooperazione ambientale globale. Secondo un nuovo studio guidato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), un’eccezione prevista dal Protocollo di Montreal rischia di ritardare di diversi anni il pieno recupero dello strato di ozono.
Il Protocollo di Montreal, firmato nel 1987, è considerato uno degli accordi ambientali più efficaci di sempre: ha consentito di eliminare quasi completamente la produzione globale di sostanze responsabili della distruzione dell’ozono, contribuendo a ridurre i rischi di tumori della pelle e altri danni sanitari.
Negli ultimi anni, tuttavia, gli scienziati hanno individuato un problema nascosto. Il trattato consente ancora l’uso di alcune sostanze dannose come “feedstock”, cioè materie prime chimiche utilizzate per produrre altri materiali, come plastiche e composti industriali. Questa eccezione era stata ritenuta sicura perché si stimava che solo una quantità minima — circa lo 0,5% — potesse disperdersi nell’atmosfera.
Le osservazioni più recenti raccontano però una realtà diversa. I ricercatori hanno rilevato concentrazioni di sostanze dannose superiori alle attese e hanno rivisto al rialzo le stime delle perdite durante i processi industriali.
Un team internazionale di scienziati ha quindi analizzato l’impatto di questi “leak” sul recupero dello strato di ozono. I risultati indicano che, se non verranno adottate misure correttive, il ritorno ai livelli di ozono del 1980 potrebbe subire un ritardo di circa sette anni.
Il problema riguarda in particolare l’uso industriale crescente di queste sostanze, impiegate nella produzione di materiali moderni come plastiche e rivestimenti antiaderenti. Con l’aumento della domanda globale di tali prodotti, anche il rischio di emissioni accidentali cresce, rendendo più fragile il processo di recupero atmosferico.
Gli scienziati sottolineano che la soluzione è alla portata: ridurre le perdite, migliorare i controlli e aggiornare le norme del Protocollo per includere anche queste emissioni. Senza un intervento, questa “falla nel sistema” rischia di vanificare parte dei progressi ottenuti negli ultimi decenni.
Il messaggio della ricerca è chiaro: il recupero dello strato di ozono è ancora possibile e in corso, ma richiede un aggiornamento delle politiche internazionali per affrontare le nuove sfide poste dall’evoluzione dei processi industriali.