(AGENPARL) - Roma, 16 Aprile 2026 - Il nuovo ordine mondiale guidato da Donald Trump sta riscrivendo le gerarchie diplomatiche, travolgendo i protocolli tradizionali e le vecchie alleanze europee. Se lo strappo tra Washington e l’Eliseo è ormai un solco incolmabile – con il tycoon americano che ha pubblicamente isolato Emmanuel Macron per la sua posizione sulla crisi iraniana – Israele ha deciso di cavalcare l’onda, perfezionando il proprio posizionamento strategico in Europa.
La mossa su Parigi: oltre Macron
La conferma arriva dal Times of Israel: l’ambasciatore israeliano Joshua Zarka ha incontrato discretamente Marine Le Pen. Non è un semplice colloquio, ma la rimozione ufficiale del “cordone sanitario” che Tel Aviv ha mantenuto per decenni verso il Rassemblement National. Sfruttando il “grande gelo” tra Trump e Macron, il governo Netanyahu invia un messaggio brutale all’Eliseo: se la presidenza ufficiale francese si sfila dal blocco militare, Israele è pronto a dialogare con chi aspira a sostituirla, riconoscendo nella Le Pen un’interlocutrice più ferma sul dossier Teheran.
Il monito a Roma: il fattore Meloni
La manovra israeliana non risparmia l’Italia. La mossa della Premier Giorgia Meloni di sospendere il rinnovo dell’accordo di cooperazione sulla difesa con Israele (in vigore dal 2005) ha creato una faglia profonda. Trump si è detto “scioccato” dalla posizione di Roma, e Tel Aviv ha risposto attivando la sua “diplomazia parallela”. L’apertura a Marine Le Pen funge da avvertimento diretto a Palazzo Chigi: nella nuova geografia politica dell’asse Trump-Netanyahu, il sostegno non è più scontato e le sponde politiche verranno cercate ovunque ci sia un allineamento totale alla linea dura.
Il caos di Beirut e il realismo USA
Sullo sfondo, il tentativo di mediazione di Trump per il Libano si scontra con il muro della realtà. Mentre la Casa Bianca annunciava imminenti colloqui tra Israele e Beirut, il governo libanese ha gelato ogni entusiasmo definendosi “non a conoscenza” di alcun contatto. Un cortocircuito comunicativo che conferma come, dietro i post trionfalistici, la tensione resti altissima. Al punto che il Pentagono, al di là dei tweet presidenziali, continua a valutare piani di contingenza industriale per sostenere uno sforzo bellico che appare tutt’altro che scongiurato.
