(AGENPARL) - Roma, 13 Aprile 2026 - Dopo sedici anni al potere, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha ammesso la sconfitta alle elezioni parlamentari del 2026, segnando una svolta storica per la politica del Paese. Il leader di Fidesz ha riconosciuto la vittoria del rivale emergente Péter Magyar e del suo partito Tisza, che si avvia a guidare il nuovo governo.
“Il risultato elettorale è doloroso per noi, ma comprensibile. Mi sono congratulato con il partito Tisza”, ha dichiarato Orbán domenica sera a Budapest, aggiungendo che, pur passando all’opposizione, continuerà a servire il Paese: “Qualunque sia l’esito, noi dell’opposizione serviremo la nazione ungherese. Non ci arrenderemo mai”.
I dati preliminari confermano un cambio netto di orientamento dell’elettorato: con oltre due terzi dei voti scrutinati, Tisza risulta in vantaggio con circa il 53% contro il 37% di Fidesz, una percentuale che potrebbe garantire una solida maggioranza parlamentare su 199 seggi.
L’elevata affluenza, superiore al 75%, ha rappresentato uno dei fattori chiave di queste elezioni, interpretata da molti osservatori come un segnale di forte mobilitazione popolare e di volontà di cambiamento dopo oltre un decennio di governo Orbán.
Per il leader ungherese non si tratta della prima esperienza all’opposizione: già nel 2002 aveva perso le elezioni dopo un primo mandato, tornando poi al potere nel 2010. Tuttavia, l’attuale sconfitta arriva in un contesto politico e internazionale profondamente diverso, segnato da tensioni con l’Unione Europea, crisi economiche e cambiamenti geopolitici.
Péter Magyar, celebrando la vittoria, ha parlato di un momento storico per il Paese: “L’Ungheria ha fatto la storia. Abbiamo ricevuto l’autorità per costruire una patria funzionale e umana per tutti gli ungheresi”. Il nuovo leader dovrà ora affrontare sfide complesse, tra cui il rilancio economico e il riequilibrio dei rapporti con Bruxelles.
La campagna elettorale è stata dominata anche dal tema della guerra in Ucraina e delle relazioni internazionali. Orbán ha accusato Magyar di essere vicino alle posizioni europeiste e filo-ucraine, sostenendo che una linea più dura verso Mosca avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza energetica dell’Ungheria. Dall’altra parte, Magyar ha cercato di presentarsi come alternativa equilibrata, respingendo sia un’eccessiva dipendenza dalla Russia sia un’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE.
Il voto è stato preceduto da polemiche e tensioni, tra accuse reciproche di interferenze esterne, scandali politici e timori per la sicurezza energetica e la stabilità economica. Negli ultimi anni, infatti, l’Ungheria ha affrontato un’inflazione elevata e difficoltà economiche, aggravate dalla crisi energetica e da una grave siccità.
A livello internazionale, la sconfitta di Orbán rappresenta un colpo significativo per il fronte populista europeo e per i suoi alleati globali. Al contrario, le istituzioni europee hanno accolto con favore il risultato: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che “l’Ungheria ha scelto l’Europa”, interpretando il voto come un segnale di riavvicinamento all’Unione.
Si apre ora una nuova fase per l’Ungheria, con la formazione del governo guidato da Tisza e la ridefinizione degli equilibri politici interni ed europei.