(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - CEUTA – Undici delle dodici persone arrestate in relazione all’aggressione contro un gruppo di militari spagnoli a Benzú, Ceuta, saranno espulse in Marocco dopo aver riconosciuto i fatti e accettato una condanna a due anni di reclusione. La pena detentiva sarà sostituita dall’espulsione dal territorio spagnolo con divieto di ingresso per cinque anni.
Il dodicesimo arrestato, che ha respinto le accuse e negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco, seguirà invece un percorso giudiziario differente e rimarrà in custodia cautelare in attesa del processo.
La vicenda assume intanto anche una dimensione istituzionale: l’associazione Hazte Oír ha presentato un reclamo al Ministero della Difesa chiedendo di verificare la catena di comando, gli ordini impartiti e le misure di sicurezza predisposte per i militari coinvolti.
Undici imputati ammettono i fatti
Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie citate dalla stampa locale, gli undici cittadini marocchini hanno riconosciuto la propria responsabilità nell’aggressione e accettato l’accordo raggiunto tra accusa e difesa.
L’autorità giudiziaria di Ceuta li ha condannati venerdì a due anni di reclusione per aggressione a pubblico ufficiale. La pena sarà tuttavia sostituita dall’espulsione, che dovrà essere eseguita immediatamente, accompagnata da un divieto di ritorno in Spagna della durata di cinque anni.
Secondo la ricostruzione alla base del procedimento, il gruppo avrebbe atteso il passaggio di un veicolo nella zona di Benzú con l’intenzione di colpirlo. Il mezzo preso di mira apparteneva ai Regulares dell’Esercito spagnolo.
I militari sarebbero stati sorpresi dal lancio di pietre, in quello che è stato descritto come un attacco preparato in precedenza.
Il dodicesimo arrestato nega ogni responsabilità
Diversa la posizione del dodicesimo indagato, che non ha riconosciuto i fatti e non ha aderito all’accordo accettato dagli altri undici.
L’uomo sostiene di non aver partecipato all’aggressione e ha dichiarato di essere stato arrestato mentre dormiva.
Non avendo accettato la soluzione concordata tra accusa e difesa, la sua posizione dovrà essere valutata separatamente nel corso del procedimento giudiziario. È stata quindi disposta la custodia cautelare in carcere in attesa del processo.
La responsabilità penale dell’uomo dovrà pertanto essere accertata dal tribunale e, fino a una decisione definitiva, resta valida la presunzione di innocenza.
Hazte Oír chiama in causa il Ministero della Difesa
Parallelamente al procedimento penale, l’episodio ha aperto un confronto sulle condizioni nelle quali operavano i quattro militari coinvolti nell’aggressione.
L’associazione Hazte Oír ha presentato un reclamo amministrativo al Ministero della Difesa spagnolo, chiedendo l’apertura di accertamenti sulla possibile insufficienza delle misure di protezione operative predisposte per la pattuglia.
L’organizzazione vuole che vengano ricostruiti la catena di comando, gli ordini ricevuti, la valutazione preventiva dei rischi e i mezzi di protezione disponibili al momento dell’attacco.
Tra gli aspetti sui quali viene chiesto di fare chiarezza figura anche il trattamento riservato a eventuali segnalazioni o avvertimenti formulati prima dell’aggressione.
Richiesta la conservazione delle prove e la revisione dei protocolli
Hazte Oír ha inoltre chiesto che tutte le prove relative all’episodio vengano immediatamente preservate, così da permettere una ricostruzione completa delle circostanze che hanno preceduto e accompagnato l’attacco.
L’associazione sollecita anche una revisione dei protocolli operativi e delle dotazioni delle pattuglie militari impiegate nelle aree considerate particolarmente sensibili.
Il procedimento giudiziario e il reclamo presentato al Ministero della Difesa seguono due piani distinti: il primo riguarda le responsabilità individuali per l’aggressione, mentre il secondo punta a stabilire se le misure predisposte dalle autorità militari fossero adeguate al livello di rischio.
La vicenda di Benzú rimane così al centro dell’attenzione a Ceuta, dove alle conseguenze penali dell’attacco si affianca ora il dibattito sulla sicurezza del personale militare e sulla gestione operativa delle zone più delicate della città autonoma spagnola.
