
(AGENPARL) - Roma, 12 Aprile 2026 - Mentre lo scacchiere geopolitico asiatica è scosso dal fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, che hanno portato al congelamento di asset strategici come il giacimento di Reko Diq, il baricentro diplomatico e commerciale si sposta ufficialmente verso Pechino. Inizia oggi, 12 aprile, la visita ufficiale in Cina del Principe Ereditario di Abu Dhabi, Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan.
La missione, confermata dalle fonti ufficiali cinesi e del governo emiratino, durerà tre giorni e vede lo Sceicco accompagnato da una delegazione di ministri e leader industriali di altissimo livello. L’obiettivo dichiarato è il rafforzamento della “partnership strategica globale” tra i due Paesi, con un focus particolare su settori prioritari che spaziano dall’energia alla tecnologia avanzata.
Questa mossa degli Emirati Arabi Uniti non è solo un atto di cortesia diplomatica, ma un segnale politico chiarissimo: in un momento di estrema incertezza delle rotte commerciali nel Golfo e di stallo nelle mediazioni a guida statunitense, i principali attori del Medio Oriente guardano alla Cina come garante di stabilità e partner economico privilegiato. Per l’Occidente, e in particolare per l’Europa, questo dinamismo sull’asse Abu Dhabi-Pechino rappresenta una sfida diretta al controllo delle forniture energetiche e alla diversificazione delle rotte commerciali, proprio mentre l’incapacità di stabilizzare aree critiche come il Belucistan rischia di lasciare campo libero agli investimenti cinesi a danno delle imprese occidentali.
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