(AGENPARL) - Roma, 19 Agosto 2026 - La crisi dell’elettricità in Libia ha ormai superato la dimensione di una semplice emergenza tecnica. I blackout incidono direttamente sull’approvvigionamento idrico, sugli ospedali, sulle telecomunicazioni, sulle attività produttive e sulla vita quotidiana dei cittadini, trasformando l’affidabilità della rete in una questione di sicurezza nazionale e di credibilità delle istituzioni.
In questa intervista Mohamed Al-Mazoughi spiega come affronterebbe l’emergenza alla guida di un governo unificato: una cabina di regia nazionale fin dal primo giorno, un controllo indipendente sulla spesa, una piattaforma pubblica per la trasparenza degli investimenti e un programma di trasformazione energetica con risultati misurabili entro i primi dodici mesi.
«L’elettricità è ormai una questione di sicurezza nazionale»
Domanda. I blackout che stanno colpendo la Libia non sembrano più rappresentare soltanto un problema tecnico. Quando l’interruzione dell’elettricità mette a rischio acqua, ospedali, telecomunicazioni e attività produttive, diventa una questione di sicurezza nazionale e di credibilità dello Stato. Se fosse alla guida di un governo unificato, quali sarebbero le sue prime decisioni per affrontare questa emergenza? E ritiene che la crisi elettrica dimostri concretamente perché la Libia abbia bisogno di un’unica autorità politica capace di programmare, investire e rispondere ai cittadini?
Mohamed Al-Mazoughi: Assolutamente sì. Quello che sta accadendo nel settore elettrico libico non è più semplicemente un guasto tecnico o un problema che riguarda una centrale. È diventato una questione di sicurezza nazionale e una crisi che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini, perché l’elettricità è strettamente collegata all’approvvigionamento idrico, agli ospedali, alle telecomunicazioni, alla produzione e praticamente a ogni aspetto della vita economica e sociale.
Per questo, se fossi alla guida di un governo unificato, non gestirei la crisi attraverso reazioni quotidiane o soluzioni temporanee. Fin dal primo giorno dichiarerei un’emergenza nazionale nel settore elettrico e istituirei una cabina di regia unificata che riunisca le autorità responsabili di elettricità, gas, acqua, sanità, Interno e telecomunicazioni, in modo da creare un unico meccanismo coordinato per assumere decisioni e gestire l’emergenza.
Agiremmo contemporaneamente su tre direttrici.
La prima sarebbe stabilizzare immediatamente la fornitura di energia elettrica. Daremmo priorità alla manutenzione urgente delle centrali e delle reti di trasmissione e distribuzione, garantendo pezzi di ricambio e forniture di combustibile e gas e intervenendo sui problemi che possono essere risolti rapidamente. Ospedali, impianti idrici, telecomunicazioni e altre infrastrutture critiche avrebbero priorità assoluta.
La seconda sarebbe porre fine alla gestione permanente dell’emergenza attraverso soluzioni temporanee. Non possiamo continuare semplicemente a spendere più denaro ogni estate per acquistare qualche altro mese di stabilità. Serve un calendario preciso per la riabilitazione dell’intero sistema, nel quale ogni progetto abbia un’autorità responsabile, una fonte di finanziamento e una data definita per il completamento.
La terza direttrice sarebbe costruire un nuovo sistema elettrico. Considererei l’elettricità un progetto strategico nazionale, non semplicemente una competenza ministeriale. La Libia dispone delle risorse naturali, finanziarie e umane necessarie per garantire un servizio elettrico affidabile. Il problema fondamentale riguarda gestione, pianificazione, investimenti e governance.
La crisi elettrica riflette inoltre la crisi più ampia dello Stato libico. Quando esistono autorità multiple, centri decisionali concorrenti, bilanci e priorità frammentati, diventa estremamente difficile realizzare una politica nazionale di lungo periodo in un settore strategico come quello elettrico.
Quindi sì: questa crisi dimostra concretamente che la Libia ha bisogno di un’autorità esecutiva unificata, responsabile davanti al popolo libico e capace di programmare, realizzare e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.
Ma per me unificare l’autorità politica non è un obiettivo fine a se stesso. Il vero obiettivo è fare in modo che i cittadini percepiscano l’esistenza di un unico Stato che sappia cosa sta facendo, chi è responsabile e quando un problema sarà risolto.
«Ogni dinaro speso deve avere una destinazione e un responsabile»
Domanda. Nonostante le ingenti risorse destinate negli ultimi anni al settore elettrico, la rete continua a essere vulnerabile a blackout su vasta scala. Ritiene indispensabile una verifica pubblica e indipendente di investimenti, contratti, manutenzioni e progetti realizzati? Se diventasse primo ministro, sarebbe disposto a rendere pubblici i flussi finanziari del settore energetico e a introdurre un sistema attraverso il quale ogni dinaro investito possa essere collegato a un progetto, a tempi di realizzazione e a risultati verificabili dai cittadini?
Mohamed Al-Mazoughi: Sì, senza esitazione.
Non voglio partire accusando persone o istituzioni prima di avere accertato i fatti. Ma allo stesso tempo non possiamo chiedere ai cittadini di avere fiducia in un sistema nel quale sono state investite ingenti risorse pubbliche mentre la rete nazionale continua a essere vulnerabile a blackout diffusi.
Per questo chiederei una verifica completa, indipendente, tecnica, finanziaria e legale del settore elettrico, che comprenda contratti, appalti, progetti di costruzione e manutenzione, costi operativi, impegni finanziari e risultati effettivi dei progetti completati.
Ma c’è un aspetto ancora più importante: voglio che la trasparenza diventi un sistema e non uno slogan.
Creeremmo una Piattaforma nazionale per la trasparenza energetica, attraverso la quale rendere pubbliche le informazioni sui principali progetti: valore dei contratti, imprese esecutrici, percentuale di completamento, scadenze, fonti di finanziamento e risultati misurabili.
In altre parole, ogni dinaro speso deve avere una destinazione chiara: perché è stato speso? Dove è stato speso? Che cosa è stato realizzato? Chi ne è responsabile?
Sosterrei inoltre un controllo indipendente sui grandi progetti, accompagnato da rapporti periodici accessibili ai cittadini, ai media e alle istituzioni competenti.
Non cerco regolamenti di conti politici. Cerco la verità e un sistema capace di impedire che gli stessi errori vengano commessi nuovamente.
L’obiettivo non è soltanto capire dove sia finito il denaro pubblico in passato. È garantire che gli stessi fallimenti non possano ripetersi in futuro.
«Entro 12 mesi i cittadini dovranno poter misurare i risultati»
Domanda. Nella precedente intervista ad Agenparl lei ha indicato come prima priorità economica un “National Energy and Electricity Transformation Project”, basato sulla modernizzazione della rete, su un maggiore utilizzo del gas e sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Di fronte agli attuali blackout, come trasformerebbe questa visione in un programma concreto? Quanto tempo servirebbe per rendere affidabile la rete elettrica libica, quali investimenti considera prioritari e quale ruolo assegnerebbe alle imprese libiche e ai partner internazionali? Soprattutto, può indicare un obiettivo misurabile entro i primi dodici mesi di un eventuale governo Al-Mazoughi?
Mohamed Al-Mazoughi: Il National Energy and Electricity Transformation Project che ho proposto non è uno slogan mediatico. È un quadro per ricostruire il settore energetico su fondamenta differenti, basate sulla modernizzazione della rete elettrica, su un maggiore utilizzo del gas e sull’espansione delle energie rinnovabili.
Vedo la realizzazione del progetto articolata in tre fasi.
Prima fase: i primi mesi, stabilizzare il sistema. Effettueremmo una valutazione tecnica completa della rete e degli impianti di generazione, individueremmo i principali colli di bottiglia, realizzeremmo gli interventi di manutenzione urgenti, garantiremmo le forniture di combustibile e gas e riporteremmo in servizio il più rapidamente possibile le unità di generazione riparabili.
Seconda fase: i primi anni, riabilitazione e modernizzazione. Modernizzeremmo le centrali e le reti di trasmissione e distribuzione, ridurremmo le perdite tecniche, miglioreremmo l’efficienza operativa e aumenteremmo l’utilizzo del gas nazionale per produrre elettricità.
Terza fase: trasformazione strategica. Inizieremmo a sviluppare un mix energetico più resiliente, nel quale il solare e le altre fonti rinnovabili diventino una componente reale del sistema elettrico libico e non rimangano limitate a progetti pilota.
Per quanto riguarda gli investimenti, voglio che le imprese libiche siano partner essenziali nella realizzazione del programma, soprattutto nell’ingegneria, nella manutenzione, nei servizi e nelle attività operative, sviluppando contemporaneamente competenze e tecnologie locali.
Le imprese internazionali saranno benvenute quando la Libia avrà bisogno di tecnologia, competenze o finanziamenti non disponibili internamente. Ma le partnership internazionali dovranno rispettare principi chiari: prima di tutto l’interesse nazionale della Libia, trasferimento di tecnologia e conoscenze, procedure competitive e piena trasparenza dei contratti.
La domanda più importante, però, è come i cittadini potranno giudicarci dopo dodici mesi.
Fin dal primo giorno stabilirei indicatori di performance pubblici. Tra questi: un aumento misurabile della capacità di generazione disponibile, una chiara riduzione delle ore di blackout, una maggiore stabilità della rete e il ritorno in servizio, secondo un calendario pubblico, di un numero definito di unità di generazione attualmente indisponibili.
Non voglio indicare ai cittadini un numero politicamente conveniente che non sia fondato su una valutazione tecnica completa. Per questo, entro i primi 30 giorni pubblicheremmo lo stato reale di partenza del sistema elettrico. Su questi dati tecnici verificati stabiliremmo quindi gli obiettivi dei successivi dodici mesi.
Ma posso assumere un impegno chiaro: dopo un anno di governo, i cittadini dovranno vedere risultati tangibili e disporre di indicatori precisi attraverso i quali giudicarci e chiederci conto del nostro operato.
Per me, il successo di un governo non si misura dal numero di conferenze che organizza o dalle promesse che formula. Si misura da ciò che cambia nella vita quotidiana dei cittadini.
E la prova più semplice del funzionamento di uno Stato è questa:
«Quando un cittadino accende la luce, lo Stato deve esserci».
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Mohamed Al-Mazoughi: “The Electricity crisis is a crisis of the State. When a citizen turns on the light, the State must be there”
Libya’s electricity crisis has now gone far beyond the dimensions of a simple technical emergency. Blackouts directly affect water supplies, hospitals, telecommunications, economic activity and the daily lives of citizens, turning the reliability of the power grid into a matter of national security and institutional credibility.
In this interview, Mohamed Al-Mazoughi explains how he would address the emergency if entrusted with leading a unified government: a national coordination mechanism from day one, independent oversight of public spending, a public platform to ensure transparency in investments, and an energy transformation programme capable of delivering measurable results within the first twelve months.
“Electricity is now a matter of national security”
Question. The blackouts affecting Libya no longer appear to be merely a technical problem. When power outages put water supplies, hospitals, telecommunications and productive activities at risk, they become a matter of national security and state credibility. If you were leading a unified government, what would be your first decisions to address this emergency? And do you believe that the electricity crisis provides concrete evidence of why Libya needs a single political authority capable of planning, investing and being accountable to its citizens?
Mohamed Al-Mazoughi: Absolutely. What is happening in Libya’s electricity sector is no longer simply a technical failure or a problem affecting a single power plant. It has become a matter of national security and a crisis that directly affects citizens’ daily lives, because electricity is closely connected to water supplies, hospitals, telecommunications, production and virtually every aspect of economic and social life.
For this reason, if I were leading a unified government, I would not manage the crisis through day-to-day reactions or temporary solutions. From the very first day, I would declare a national emergency in the electricity sector and establish a unified task force bringing together the authorities responsible for electricity, gas, water, healthcare, the Interior Ministry and telecommunications, creating a single coordinated mechanism for decision-making and emergency management.
We would act simultaneously along three lines.
The first would be to immediately stabilise the electricity supply. We would prioritise urgent maintenance of power plants and transmission and distribution networks, ensure the availability of spare parts and fuel and gas supplies, and address problems that can be resolved rapidly. Hospitals, water facilities, telecommunications and other critical infrastructure would receive absolute priority.
The second would be to end the permanent management of the emergency through temporary solutions. We cannot continue simply spending more money every summer to buy a few additional months of stability. We need a precise timetable for the rehabilitation of the entire system, in which every project has a responsible authority, a source of financing and a clearly defined completion date.
The third line would be to build a new electricity system. I would consider electricity a national strategic project, not merely a ministerial responsibility. Libya has the natural, financial and human resources required to guarantee a reliable electricity service. The fundamental problem concerns management, planning, investment and governance.
The electricity crisis also reflects the broader crisis of the Libyan state. When there are multiple authorities, competing decision-making centres, fragmented budgets and different priorities, it becomes extremely difficult to implement a long-term national policy in a strategic sector such as electricity.
So yes, this crisis provides concrete evidence that Libya needs a unified executive authority, accountable to the Libyan people and capable of planning, implementing decisions and taking responsibility for them.
But for me, unifying political authority is not an end in itself. The real objective is to ensure that citizens can feel the presence of one state that knows what it is doing, who is responsible and when a problem will be solved.
“Every dinar spent must have a purpose and someone accountable for it”
Question. Despite the substantial resources allocated to the electricity sector in recent years, the grid remains vulnerable to large-scale blackouts. Do you believe that an independent and public audit of investments, contracts, maintenance programmes and completed projects is essential? If you became Prime Minister, would you be prepared to make the financial flows of the energy sector publicly accessible and introduce a system through which every dinar invested could be linked to a specific project, an implementation timetable and results that citizens themselves could verify?
Mohamed Al-Mazoughi: Yes, without hesitation.
I do not want to begin by accusing individuals or institutions before establishing the facts. At the same time, however, we cannot ask citizens to trust a system in which substantial public resources have been invested while the national grid remains vulnerable to widespread blackouts.
For this reason, I would call for a comprehensive, independent technical, financial and legal audit of the electricity sector, covering contracts, procurement, construction and maintenance projects, operating costs, financial commitments and the actual results of completed projects.
But there is an even more important point: I want transparency to become a system, not a slogan.
We would create a National Energy Transparency Platform through which information on major projects would be made public: contract values, implementing companies, completion rates, deadlines, sources of financing and measurable results.
In other words, every dinar spent must have a clear destination: Why was it spent? Where was it spent? What was delivered? Who is responsible?
I would also support independent oversight of major projects, accompanied by periodic reports accessible to citizens, the media and the relevant institutions.
I am not seeking political score-settling. I am seeking the truth and a system capable of preventing the same mistakes from being repeated.
The objective is not simply to understand where public money went in the past. It is to ensure that the same failures cannot happen again in the future.
“Within 12 months, citizens must be able to measure the results”
Question. In a previous interview with Agenparl, you identified a “National Energy and Electricity Transformation Project” as your first economic priority, based on modernising the grid, increasing the use of gas and developing renewable energy. In light of the current blackouts, how would you turn this vision into a concrete programme? How long would it take to make Libya’s electricity grid reliable, which investments would you consider priorities, and what role would you assign to Libyan companies and international partners? Above all, can you identify a measurable target to be achieved within the first twelve months of a potential Al-Mazoughi government?
Mohamed Al-Mazoughi: The National Energy and Electricity Transformation Project that I have proposed is not a media slogan. It is a framework for rebuilding the energy sector on different foundations, based on the modernisation of the electricity grid, greater use of gas and the expansion of renewable energy.
I see the implementation of the project taking place in three phases.
First phase: the first few months — stabilising the system. We would conduct a comprehensive technical assessment of the grid and generation facilities, identify the main bottlenecks, carry out urgent maintenance, secure fuel and gas supplies, and bring repairable generation units back into service as quickly as possible.
Second phase: the first few years — rehabilitation and modernisation. We would modernise power plants and transmission and distribution networks, reduce technical losses, improve operational efficiency and increase the use of domestic gas for electricity generation.
Third phase: strategic transformation. We would begin developing a more resilient energy mix in which solar power and other renewable sources become a genuine component of Libya’s electricity system rather than remaining limited to pilot projects.
As far as investment is concerned, I want Libyan companies to be essential partners in implementing the programme, particularly in engineering, maintenance, services and operational activities, while simultaneously developing domestic expertise and technology.
International companies will be welcome when Libya requires technology, expertise or financing that is not available domestically. But international partnerships will have to respect clear principles: Libya’s national interest first, technology and knowledge transfer, competitive procurement procedures and full contractual transparency.
The most important question, however, is how citizens will be able to judge us after twelve months.
From the first day, I would establish public performance indicators. These would include a measurable increase in available generation capacity, a clear reduction in blackout hours, greater grid stability and the return to service, according to a public timetable, of a defined number of generation units that are currently unavailable.
I do not want to give citizens a politically convenient figure that is not based on a comprehensive technical assessment. For this reason, within the first 30 days, we would publish the actual baseline condition of Libya’s electricity system. On the basis of these verified technical data, we would then establish the targets for the following twelve months.
But I can make one clear commitment: after one year of government, citizens must be able to see tangible results and have precise indicators through which they can judge us and hold us accountable.
For me, the success of a government is not measured by the number of conferences it organises or the promises it makes. It is measured by what actually changes in citizens’ daily lives.
And the simplest test of whether a state is functioning is this:
“When a citizen turns on the light, the state must be there.”