(AGENPARL) - Roma, 4 Aprile 2026 - «La presidente del Consiglio presenta la missione nel Golfo come un’operazione a tutela della sicurezza energetica degli italiani. Tuttavia, gli impegni che l’Italia avrebbe messo sul tavolo, forniture militari, copertura diplomatica, garanzie per investimenti di grandi gruppi industriali, sembrano rispondere più alle esigenze di chi in quell’area ha interessi consolidati che ai bisogni delle famiglie italiane», dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei Deputati.
«C’è poi una questione di fondo: un Paese che ha bisogno di un blitz a sorpresa per garantirsi le forniture energetiche non sta mostrando forza, sta mostrando fragilità. Chi ha davvero una strategia energetica solida non corre nel Golfo in piena emergenza bellica a trattare in posizione di necessità. La sicurezza energetica si costruisce nel tempo, non si improvvisa sotto la pressione di un conflitto», prosegue Costa.
«È legittimo chiedersi chi abbia realmente contribuito a definire l’agenda di questa missione, considerato che secondo le stesse fonti di Palazzo Chigi l’amministratore delegato di una grande azienda partecipata dallo Stato avrebbe avuto un ruolo nella sua organizzazione. A chi ne torneranno i benefici concreti?», conclude Costa.