(AGENPARL) - Roma, 23 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Mon 23 February 2026 Rapporto Irpet economia: segnali incoraggianti da export, produzione
industriale e moda
Scritto da Federico Taverniti, lunedì 23 febbraio 2026
Un’economia che tiene ed è in lieve crescita, in un quadro globale più
che mai incerto ed instabile. La consueta analisi di inizio anno, fornita
dal rapporto Irpet sull’economia toscana, restituisce l’immagine di una
regione con un Pil con segno più, una produzione industriale invece in
calo ma con segni di ripresa, un export trainato dalla farmaceutica (e con
incoraggianti rialzi per la moda), un settore turistico che mantiene il
segno più sia nella componente straniera che in quella nazionale, ed un
mercato del lavoro anch’esso caratterizzato da una crescita lenta. Lo
studio è stato presentato oggi a Palazzo Strozzi Sacrati.
Il presidente Eugenio Giani mostra ottimismo rispetto alla congiuntura
delineata da Irpet. “L’economia toscana continua a crescere, seppur
lentamente. È soddisfacente constatare come il Pil toscano, nel 2025, sia
cresciuto più di quello italiano. Una lettura generale mostra senza dubbio
luci e ombre, ma vorrei cogliere soprattutto i segnali incoraggianti. Come
l’inversione di tendenza mostrata dal settore della moda, con segnali di
vitalità e, speriamo, di rilancio. Oppure l’export: al totale nazionale la
Toscana contribuisce per il 14%, in uno scenario internazionale molto
complicato. Ed infine – conclude – il mercato del lavoro: la disoccupazione
non supera il 4%. Possiamo sicuramente discutere della qualità del lavoro
stesso, ma questo è un altro dato positivo”.
Per l’assessore a economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras il punto
da mettere in evidenza è l’apporto nullo che arriva dalla finanziaria del
governo. “Una politica di bilancio asfittica, che tende sostanzialmente
all’equilibrio dei saldi. Quindi con nessun impatto sulla politica
industriale e su filiere, come la moda, che rappresentano il made in italy
nel mondo e che identificano lo stile italiano. A disposizione di questo
sistema, a livello nazionale, ci sono le stesse risorse che ci mette la
Toscana per rilanciare gli investimenti. Questo fa sorridere”. L’economia
toscana, come quella italiana, è in stagnazione. “È una situazione
generale, non c’è molto da commentare – ha aggiunto Marras -. Purtroppo
non siamo come la Spagna, con un’economia che cresce del 3%. Qui siamo a
uno zero virgola, seppur positivo. La stagione del Pnrr sta per
concludersi, ci sono stati grandi investimenti che hanno inciso sui
consumi. Ma già dal 2027 sarà difficile trovare un sostituto, se non si
ricomincia ad investire, sia a livello pubblico che privato”.
“La congiuntura – ha spiegato il direttore di Irpet, Nicola Sciclone – è
contrassegnata da tre aspetti salienti: una moderazione del dinamismo
dell’attività economica, non siamo in recessione ma la crescita è debole.
Incertezza del quadro internazionale, che rende impossibile fare previsioni
in un contesto caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali.
Cautela da parte degli operatori nei loro comportamenti e nelle loro
aspettative. Secondo le nostre stime il 2025 si chiude con un aumento del
Pil dello 0,8%, e nel 2026 dello 0,7%. Il mercato del lavoro ha un buon
andamento, nonostante le difficoltà del manifatturiero e della moda. Su
tutto questo, a livello nazionale, cala una manovra di bilancio
sostanzialmente neutrale, poco incisiva rispetto alla capacità di
sviluppo, anche per la Toscana. Quindi più tendente a rispettare i vincoli
e consegnandoci a un quadro di prospettiva inerziale più che di sviluppo.
La sfida per i prossimi anni – conclude Sciclone – è non interrompere il
rilancio determinato dal Pnrr, ma aprire una nuova stagione di
programmazione che possa mettere al centro una serie di priorità che
permettano di orientare e indirizzare le dinamiche di mercato”.
Ecco in estrema sintesi i punti principali analizzati dal rapporto (dal
sito Irpet
si possono scaricare il rapporto, la sintesi e la presentazione del
direttore Sciclone).
Pil. Secondo le stime Irpet l’aumento è dello 0,8% nel 2025 (Italia +0,6%)
e dello 0,7% nel 2026, in linea con quello italiano. A spingerlo i consumi
delle famiglie, resta modesto il contributo proveniente dalla spesa delle
pubbliche amministrazioni e degli investimenti. Negativo quello del saldo
estero.
Produzione industriale. Ancora segno negativo nel terzo trimestre 2025
(stima -1,8%), ma in attenuazione. Rimbalzo positivo a novembre (+1,8% su
ottobre). Segnale incoraggiante ma che va confermato.
Export. Sale (+14,7%) nei primi tre trimestri 2025, ed ancor più
nell’ultimo (+25,5%). Buona la performance dei comparti ad alta
specializzazione, come la farmaceutica (+138% nel III trimestre), sebbene
sia un dato da interpretare con cautela. Dal III trimestre confortante la
ripresa del comparto moda, in particolare nei segmenti che avevano
registrato i cali maggiori: calzature (+22,8%), abbigliamento (+17,4%),
maglieria (+17,1%), cuoio e pelletteria (+9,6%), filati e tessuti (+3,2%).
Turismo. La tendenza positiva delle presenze degli ultimi quattro anni si
conferma nel 2025, con un +2,5%. Al +3,8% del turismo straniero si aggiunge
un aumento dello 0,7% di quello interno. In evidenza città d’arte (+6,0%)
e montagna (+6,2%). Bene, seppur con ritmi più contenuti, anche le aree
collinari (+2,8%), calano invece mare e costa (-1,7%).
Lavoro. Segno positivo per quello dipendente (+1,6% III trimestre 2025) e
per il saldo avviamenti/cessazioni con 65 mila posizioni create tra gennaio
e settembre 2025. Calano le nuove assunzioni (-3,7% III trimestre 2025) e
restano le difficoltà nel manifatturiero, in particolare nella moda. In
aumento il ricorso agli ammortizzatori sociali: nel III trimestre 2025 +20%
rispetto all’anno precedente (soprattutto nel sistema
pelle-cuoio-calzature).
Percezione della congiuntura da parte imprese. Per il 2026, 2 imprese su 3
prevedono una stabilità del fatturato, solo il 19% un aumento e il 16% una
diminuzione. Per quelle della moda, solo il 13% prevede un aumento, più di
1 su 4 si attende una diminuzione. Analoghe le attese riguardo a ordini,
investimenti e occupazione. Su questo ultimo fronte oltre 3 imprese su 4
prevedono stabilità e nessun cambiamento significativo. In generale, la
percezione diffusa è di relativa incertezza.
La seconda parte del rapporto è dedicata all’impatto sull’economia toscana
della manovra finanziaria e del PNRR e dei fondi strutturali. Rispetto a
questo punto, in Toscana a novembre 2025 risultano 21 mila i progetti in
carico a soggetti attuatori, per un totale di circa 12 miliardi di euro
(8,3 finanziati con PNRR/PNC, restante cofinanziato con risorse regionali o
statali). Lo stato di avanzamento dei progetti è del 73% (54% il dato
italiano) e si sale all’80% per le opere pubbliche in carico alle
amministrazioni comunali. Infine, secondo le stime Irpet, il PNRR nella
fase di realizzazione determinerebbe un aumento medio annuo del livello del
Pil di +1,3 punti percentuali (rispetto a uno scenario senza PNRR) e
dell’occupazione di +1,8%; la programmazione comunitaria aggiungerebbe
ulteriori +0,5 punti di PIL e +0,6 sull’occupazione.