(AGENPARL) - Roma, 7 Novembre 2026 - L’Egitto accelera il rilancio della propria industria energetica con un ambizioso programma di investimenti destinato ad aumentare la produzione di petrolio e gas naturale, rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e consolidare il ruolo del Paese come principale polo energetico del Mediterraneo orientale.
Il governo del presidente Abdel Fattah Al-Sisi punta a raggiungere una produzione di gas naturale di 6,6 miliardi di piedi cubi al giorno entro il 2027, attraverso l’intensificazione delle attività di esplorazione, la perforazione di nuovi pozzi e il coinvolgimento delle principali compagnie energetiche internazionali.
Tra i protagonisti figura il gruppo italiano Eni, che ha annunciato un programma di investimenti pluriennale accompagnato dalla pianificazione di 230 pozzi, tra attività esplorative e sviluppo dei giacimenti esistenti.
La strategia del Cairo arriva dopo anni di diminuzione della produzione nazionale, in particolare nei grandi giacimenti offshore del Mediterraneo, e punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche.
Un passaggio decisivo è rappresentato anche dal pagamento degli arretrati accumulati nei confronti delle compagnie petrolifere internazionali, che avevano raggiunto 6,1 miliardi di dollari nel giugno 2024.
Gas naturale, l’Egitto punta a 6,6 miliardi di piedi cubi al giorno
Il principale obiettivo della strategia energetica egiziana è riportare la produzione di gas naturale su livelli sufficienti a soddisfare una quota maggiore della domanda interna.
Secondo i piani governativi, il Paese intende raggiungere una capacità produttiva di circa 6,6 miliardi di piedi cubi al giorno entro il 2027.
Il programma prevede lo sviluppo accelerato delle nuove scoperte, il recupero della produttività dei giacimenti maturi e l’impiego di tecnologie avanzate per migliorare le attività estrattive.
L’obiettivo è contrastare il progressivo declino produttivo registrato negli ultimi anni, che ha costretto l’Egitto ad aumentare il ricorso alle importazioni di gas naturale liquefatto.
L’aumento della produzione nazionale contribuirebbe a ridurre la spesa energetica e a migliorare la disponibilità di valuta estera.
Tuttavia, il raggiungimento del traguardo dipenderà dai risultati delle perforazioni, dall’entrata in funzione dei nuovi progetti e dalla capacità delle compagnie di mobilitare gli investimenti necessari.
Karim Badawi: nuovi incentivi per attrarre le compagnie internazionali
Il ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie, Karim Badawi, ha posto il rilancio degli investimenti al centro della strategia governativa.
Durante la tavola rotonda “Il futuro dell’energia in Egitto”, organizzata a ottobre, il ministro ha incontrato rappresentanti delle principali compagnie petrolifere internazionali e interlocutori istituzionali del Mediterraneo orientale.
Tra i partecipanti figuravano il ministro dell’Energia cipriota Michael Damianos e il segretario generale dell’East Mediterranean Gas Forum, Osama Mobarez.
Le discussioni hanno riguardato le opportunità di investimento, l’accelerazione dei progetti di esplorazione e le possibilità di utilizzare le infrastrutture energetiche già disponibili.
Secondo Badawi, la priorità è favorire la collaborazione tra governo e compagnie straniere, riducendo gli ostacoli amministrativi e migliorando la prevedibilità delle condizioni contrattuali.
Il Cairo intende inoltre rafforzare la cooperazione regionale per valorizzare le risorse del Mediterraneo orientale.
Egitto, 591 nuovi pozzi e 113 scoperte in due anni
I risultati delle attività estrattive sono stati illustrati durante la Conferenza e Mostra Mediterranea sul Petrolio e il Gas, organizzata ad Alessandria nell’ottobre 2026.
Secondo il Ministero del Petrolio, tra luglio 2024 e giugno 2026 sono stati collegati alla produzione 591 nuovi pozzi e realizzate 113 scoperte di petrolio e gas naturale.
Si tratta di un’importante attività di sviluppo destinata a contrastare la diminuzione naturale della produzione dei giacimenti più maturi.
L’inserimento di nuovi pozzi nella rete produttiva permette di recuperare parte dei volumi perduti e di migliorare la disponibilità di risorse energetiche per il mercato nazionale.
Il governo sostiene che l’intensificazione delle perforazioni sia stata favorita da nuovi incentivi e dal progressivo miglioramento dei rapporti finanziari con le compagnie internazionali.
La sfida rimane trasformare i risultati esplorativi in una crescita stabile della produzione.
Eni investe in Egitto: piano da 230 nuovi pozzi
La compagnia italiana Eni rappresenta uno dei principali partner internazionali del settore energetico egiziano.
Durante gli incontri con il presidente Abdel Fattah Al-Sisi, l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha illustrato un programma di espansione delle attività nel Paese.
Il piano comprende 30 pozzi esplorativi e 200 pozzi di sviluppo, destinati a rafforzare la produzione in diverse aree strategiche.
Le attività interesseranno il Mediterraneo, il Delta del Nilo, il Sinai e il Deserto Occidentale.
Secondo le informazioni diffuse nel 2026, Eni prevede investimenti per circa 8 miliardi di dollari nell’arco di cinque anni, confermando l’importanza dell’Egitto nel proprio portafoglio internazionale.
La società opera nel Paese dal 1954 e ha sviluppato una presenza industriale di lungo periodo, contribuendo alla scoperta e allo sfruttamento di numerosi giacimenti.
La sua produzione attribuibile alle partecipazioni egiziane è stata di circa 242.000 barili di petrolio equivalente al giorno nel 2025.
Scoperta nel Mediterraneo: 2 trilioni di piedi cubi di gas
Uno degli sviluppi più significativi del 2026 riguarda la scoperta effettuata da Eni nella concessione di Temsah, al largo delle coste egiziane del Mediterraneo orientale.
Il 7 aprile, il gruppo italiano ha annunciato risultati positivi dalla perforazione del pozzo esplorativo Denise W-1.
Le valutazioni preliminari indicano la presenza di circa 2 trilioni di piedi cubi di gas naturale e 130 milioni di barili di condensati associati.
Il giacimento si trova a circa 70 chilometri dalla costa, in acque profonde 95 metri.
Un elemento particolarmente favorevole è la vicinanza alle infrastrutture esistenti: la scoperta dista meno di 10 chilometri dagli impianti già operativi.
Questa caratteristica potrebbe consentire un’accelerazione dello sviluppo, limitando la necessità di costruire nuove infrastrutture di trasporto e trattamento.
Eni opera il progetto con una partecipazione del 50%, mentre il restante 50% è detenuto da BP.
Le risorse individuate rappresentano volumi preliminari di gas presente nel giacimento e non devono essere automaticamente considerate interamente recuperabili o immediatamente disponibili sul mercato.
Eni e BP puntano ad accelerare la produzione del nuovo giacimento
Lo sviluppo della scoperta Denise costituisce una delle priorità della collaborazione tra Eni, BP e le autorità egiziane.
Le società intendono utilizzare le infrastrutture già disponibili nella concessione di Temsah per ridurre i tempi necessari all’avvio della produzione.
Nell’agosto 2026, Eni ha indicato l’obiettivo di portare il nuovo giacimento in produzione in meno di due anni.
Il progetto richiede comunque il completamento delle valutazioni tecniche, delle autorizzazioni e delle decisioni finali di investimento.
L’integrazione delle nuove riserve nella rete energetica nazionale potrebbe contribuire a sostenere l’offerta di gas e a compensare il declino di altri giacimenti.
Il progetto conferma inoltre l’importanza della cooperazione tra compagnie internazionali e istituzioni egiziane nello sviluppo del settore offshore.
Zohr, il gigantesco giacimento che ha trasformato il settore energetico egiziano
Una delle principali sfide del Cairo riguarda il progressivo declino della produzione di alcuni giacimenti maturi, tra cui Zohr, il grande giacimento offshore scoperto da Eni nel Mediterraneo nel 2015.
Zohr ha rappresentato un punto di svolta per l’industria energetica egiziana, contribuendo ad aumentare rapidamente la produzione nazionale di gas.
Negli anni successivi, tuttavia, il giacimento ha registrato difficoltà produttive che hanno reso necessari nuovi interventi di sviluppo e manutenzione.
Il governo e i partner industriali stanno lavorando per migliorare le prestazioni degli impianti, recuperare capacità estrattiva e sostenere la produzione attraverso nuove perforazioni.
Secondo i programmi annunciati a settembre, l’Egitto punta ad aggiungere entro la fine del 2026 circa 250 milioni di piedi cubi di gas al giorno dai giacimenti mediterranei di Zohr e West Mina.
Ulteriori volumi dovrebbero provenire dai progetti situati nel Deserto Occidentale.
Deserto Occidentale, Eni rafforza il progetto Meleiha
La strategia di rilancio non riguarda soltanto il Mediterraneo.
Eni sta ampliando anche le proprie attività nel Deserto Occidentale egiziano, dove dispone di importanti concessioni produttive.
Tra i progetti figurano gli interventi di potenziamento delle infrastrutture di trattamento del gas nell’area di Meleiha.
L’obiettivo è aumentare la quantità di gas che può essere trattata e immessa nella rete nazionale, valorizzando le risorse disponibili nei giacimenti esistenti.
L’utilizzo di nuove tecnologie e il miglioramento degli impianti potrebbero inoltre contribuire a incrementare l’efficienza produttiva e ridurre i costi operativi.
Il governo considera il Deserto Occidentale una regione strategica per sostenere la crescita della produzione energetica nazionale.
Il Cairo salda 6,1 miliardi di dollari di arretrati alle compagnie energetiche
Uno dei risultati più importanti della politica energetica egiziana riguarda la risoluzione delle passività accumulate nei confronti delle compagnie internazionali.
Nel giugno 2024, gli arretrati avevano raggiunto circa 6,1 miliardi di dollari, a causa delle difficoltà finanziarie e della carenza di valuta estera.
Il ritardo nei pagamenti aveva contribuito a frenare gli investimenti, rallentando le attività di esplorazione e sviluppo.
Nel giugno 2026, il ministro Karim Badawi ha annunciato il completamento dei pagamenti arretrati e l’azzeramento delle somme pregresse dovute ai partner del settore.
Secondo il governo egiziano, questa decisione rappresenta un passaggio fondamentale per ristabilire la fiducia degli investitori internazionali.
Il miglioramento delle condizioni finanziarie dovrebbe facilitare la ripresa delle perforazioni e accelerare lo sviluppo dei giacimenti.
La continuità dei pagamenti futuri rimarrà comunque un elemento importante per mantenere la fiducia delle compagnie.
Raffinerie, investimenti superiori a 4 miliardi di dollari
Oltre al rilancio dell’esplorazione, il governo egiziano intende modernizzare il settore della raffinazione.
Il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha illustrato una strategia quinquennale che comprende interventi per aumentare la produzione di petrolio greggio e condensati.
Tra gli obiettivi figura il raddoppio della produzione di queste risorse nel medio periodo.
Il piano prevede inoltre oltre 4 miliardi di dollari di investimenti destinati al miglioramento di sei raffinerie.
Gli interventi dovrebbero consentire di aumentare l’efficienza degli impianti, produrre carburanti e derivati di maggiore valore e ridurre il ricorso alle importazioni di prodotti raffinati.
La modernizzazione delle infrastrutture rappresenta quindi una componente essenziale della politica energetica egiziana.
L’obiettivo è rafforzare l’autosufficienza nazionale e migliorare la competitività dell’industria petrolifera.
Egitto, hub energetico strategico per il Mediterraneo orientale
La posizione geografica dell’Egitto rappresenta uno dei principali punti di forza della sua strategia energetica.
Il Paese dispone di una rete di gasdotti, impianti di trattamento e infrastrutture di liquefazione che consentono di collegare i giacimenti del Mediterraneo ai mercati internazionali.
Gli impianti di gas naturale liquefatto di Idku e Damietta svolgono un ruolo fondamentale nella trasformazione del gas in GNL destinato all’esportazione.
Il Cairo punta a utilizzare queste infrastrutture anche per trattare risorse provenienti dai Paesi vicini, rafforzando la cooperazione con Cipro e altri partner regionali.
L’integrazione delle reti energetiche potrebbe permettere di valorizzare nuovi giacimenti senza dover costruire grandi impianti di liquefazione in ogni Paese produttore.
Questa strategia potrebbe sostenere la posizione egiziana come centro di lavorazione, trasporto e commercializzazione del gas nel Mediterraneo orientale.
Cooperazione con Cipro per sfruttare nuove risorse di gas
La collaborazione energetica tra Egitto e Cipro rappresenta un altro elemento importante dei piani regionali.
I due Paesi stanno lavorando per collegare le risorse di gas scoperte nelle acque cipriote alle infrastrutture egiziane.
Tra i progetti più importanti figura lo sviluppo del giacimento Cronos, che potrebbe essere collegato agli impianti di trattamento e liquefazione dell’Egitto.
Il progetto consentirebbe di utilizzare le infrastrutture egiziane per trasformare il gas cipriota in GNL e destinarlo ai mercati internazionali.
L’iniziativa rientra nel più ampio processo di integrazione energetica del Mediterraneo orientale, nel quale l’Egitto punta ad assumere un ruolo di collegamento tra produttori regionali e mercati di consumo.
Sicurezza energetica e riduzione delle importazioni
L’aumento della produzione nazionale di petrolio e gas è considerato dal governo una priorità economica e strategica.
Negli ultimi anni, la diminuzione della produzione interna ha reso necessario un maggiore ricorso alle importazioni, aumentando l’esposizione dell’Egitto alle oscillazioni dei prezzi internazionali.
La domanda di gas naturale rimane elevata soprattutto nel settore elettrico, nell’industria e nelle attività manifatturiere.
Durante i mesi estivi, i consumi aumentano ulteriormente a causa del maggiore utilizzo degli impianti di climatizzazione.
Una crescita stabile della produzione nazionale potrebbe quindi contribuire a contenere la spesa per le importazioni e migliorare la disponibilità di energia per famiglie e imprese.
Il successo della strategia dipenderà tuttavia dalla capacità di mantenere un equilibrio tra sviluppo delle nuove risorse e incremento della domanda interna.
Il futuro del settore petrolifero egiziano dipende dagli investimenti
La strategia energetica egiziana delinea un programma di sviluppo che coinvolge esplorazione, produzione, trattamento e raffinazione.
Il coinvolgimento delle compagnie internazionali, il pagamento degli arretrati e la disponibilità di infrastrutture esistenti rappresentano elementi favorevoli per attrarre nuovi capitali.
Rimangono tuttavia alcune sfide significative, tra cui il naturale declino dei giacimenti maturi, gli elevati costi delle attività offshore e la necessità di garantire condizioni economiche stabili agli investitori.
Con un obiettivo di 6,6 miliardi di piedi cubi di gas al giorno entro il 2027, 230 nuovi pozzi pianificati da Eni e oltre 4 miliardi di dollari destinati alle raffinerie, l’Egitto punta a rilanciare la propria posizione tra i principali protagonisti energetici del Mediterraneo.
Le nuove scoperte offshore, a partire dal giacimento Denise, potrebbero contribuire a rafforzare la produzione nei prossimi anni.
La sfida per il Cairo sarà trasformare gli investimenti annunciati in capacità produttiva effettiva, riducendo la dipendenza dalle importazioni e garantendo maggiore stabilità al sistema energetico nazionale.
