(AGENPARL) - Roma, 7 Novembre 2026 - Gli Stati Uniti si trovano davanti a una delle principali sfide irrisolte della propria industria nucleare: individuare una destinazione permanente per le enormi quantità di combustibile radioattivo esaurito accumulate nel corso di decenni di produzione elettrica.
Nonostante il governo federale disponga di un fondo dedicato alla gestione delle scorie nucleari che supera i 50 miliardi di dollari, il Paese non ha ancora realizzato un deposito geologico permanente per il combustibile esaurito delle centrali commerciali.
Secondo un rapporto del Congressional Research Service aggiornato al 22 ottobre 2026, negli Stati Uniti sono accumulate circa 99.000 tonnellate di combustibile nucleare esaurito, distribuite principalmente presso gli impianti nei quali è stato utilizzato. La quantità continua ad aumentare di circa 2.200 tonnellate all’anno.
La situazione contrasta con quella della Finlandia, che il 22 ottobre ha concesso la prima licenza operativa al mondo per un deposito geologico profondo destinato allo smaltimento permanente del combustibile nucleare esaurito.
Il progetto finlandese Onkalo, situato a oltre 400 metri di profondità, potrebbe diventare un riferimento internazionale per i Paesi che intendono sviluppare l’energia nucleare senza rinviare indefinitamente la gestione dei rifiuti radioattivi.
Finlandia, Onkalo ottiene la prima licenza operativa al mondo
Il governo finlandese ha autorizzato il 22 ottobre 2026 la società Posiva Oy a gestire l’impianto di incapsulamento e il deposito geologico definitivo situato a Olkiluoto, nel comune di Eurajoki.
La licenza è valida fino alla fine del 2070 e riguarda il combustibile nucleare esaurito proveniente dalle centrali finlandesi di Olkiluoto e Loviisa.
Onkalo è il primo deposito geologico profondo per combustibile nucleare esaurito a ricevere un’autorizzazione operativa definitiva.
Il progetto rappresenta il risultato di oltre quarant’anni di pianificazione, ricerche geologiche, valutazioni ambientali e collaborazione tra istituzioni nazionali e autorità locali.
La costruzione della struttura sotterranea è iniziata nel 2004, mentre il processo di selezione del sito era stato avviato molti anni prima.
La società Posiva prevede una fase operativa superiore a un secolo, durante la quale il materiale radioattivo verrà progressivamente trasferito nel deposito.
L’autorizzazione non equivale però all’avvio immediato dello smaltimento: prima dell’entrata in funzione, l’autorità finlandese per la sicurezza nucleare STUK deve completare le verifiche finali previste dalla normativa.
Un deposito a 400 metri di profondità per 6.500 tonnellate di combustibile
Il sistema di Onkalo si basa sul confinamento del combustibile radioattivo all’interno di una formazione rocciosa stabile, situata a oltre 400 metri sotto la superficie.
Il deposito è progettato per ospitare fino a 6.500 tonnellate di uranio contenuto nel combustibile nucleare esaurito, proveniente dalle centrali finlandesi autorizzate.
Il progetto utilizza un sistema di barriere multiple, sviluppato per impedire che le sostanze radioattive possano raggiungere l’ambiente esterno.
Il combustibile viene inserito in contenitori metallici appositamente progettati, che comprendono una struttura interna resistente e un rivestimento esterno in rame.
I contenitori vengono successivamente collocati in appositi fori scavati nella roccia, circondati da argilla bentonitica.
La bentonite ha la capacità di espandersi a contatto con l’acqua, contribuendo a limitare i movimenti dei fluidi e a proteggere i contenitori.
Il sistema sfrutta quindi la combinazione tra barriere artificiali e caratteristiche geologiche naturali.
Sicurezza nucleare per almeno 100.000 anni
Uno degli elementi più complessi della gestione delle scorie nucleari riguarda la necessità di garantire l’isolamento dei materiali per periodi estremamente lunghi.
Il combustibile esaurito contiene radionuclidi con tempi di decadimento molto differenti, alcuni dei quali rimangono pericolosi per migliaia di anni.
Il progetto Onkalo è stato sviluppato attraverso valutazioni di sicurezza che considerano periodi di almeno 100.000 anni e, per alcuni scenari, fino a un milione di anni.
L’obiettivo non è eliminare artificialmente la radioattività, ma confinare il materiale in condizioni che riducano al minimo la possibilità di esposizione della popolazione e dell’ambiente.
Il decadimento radioattivo riduce progressivamente l’attività dei radionuclidi, ma non implica che tutti diventino completamente innocui dopo un periodo identico.
Per questo motivo, la sicurezza del deposito dipende dalla capacità dell’intero sistema di mantenere isolate le sostanze radioattive nel lunghissimo periodo.
Il successo finlandese nasce da quarant’anni di continuità politica
Il progetto Onkalo viene considerato significativo non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma anche per il percorso istituzionale che ne ha consentito la realizzazione.
Secondo un’analisi pubblicata il 3 novembre dal Washington Post, la Finlandia è riuscita a mantenere una strategia coerente per oltre quattro decenni, nonostante l’alternanza dei governi.
Il processo ha coinvolto direttamente le comunità locali, in particolare il comune di Eurajoki, che ha partecipato alle decisioni sulla localizzazione del deposito.
La legislazione finlandese ha attribuito alle autorità comunali un ruolo determinante nella scelta del sito, contribuendo a sviluppare un percorso fondato sul consenso locale.
La società Posiva ha inoltre mantenuto nel tempo rapporti istituzionali con il territorio e ha sostenuto programmi di ricerca, monitoraggio e informazione pubblica.
Questa continuità ha permesso di affrontare un progetto che richiede investimenti pluridecennali e impegni destinati a proseguire per generazioni.
Stati Uniti, circa 99.000 tonnellate di combustibile nucleare esaurito
Negli Stati Uniti la situazione è profondamente diversa.
Il Paese possiede uno dei più grandi sistemi di generazione nucleare al mondo e ha accumulato enormi quantità di combustibile esaurito attraverso decenni di funzionamento delle centrali.
Secondo le stime federali aggiornate al maggio 2026, la quantità di combustibile commerciale esaurito ha raggiunto circa 99.000 tonnellate.
Il materiale è distribuito in oltre 70 siti, situati in più di 30 Stati, principalmente presso centrali nucleari operative o dismesse.
Una parte significativa si trova in impianti che hanno cessato definitivamente la produzione elettrica, ma che devono continuare a mantenere strutture di stoccaggio dedicate.
La mancanza di un deposito permanente obbliga quindi numerose comunità a convivere per periodi molto lunghi con infrastrutture nate per una gestione provvisoria.
Come vengono conservate attualmente le scorie nucleari americane
Negli Stati Uniti, il combustibile esaurito viene gestito attraverso sistemi di stoccaggio progettati per garantire il controllo della radioattività e del calore residuo.
Dopo essere stato rimosso dal reattore, il combustibile viene inizialmente collocato in piscine di raffreddamento.
L’acqua contribuisce a dissipare il calore e costituisce una barriera contro le radiazioni.
Dopo un periodo di raffreddamento, il materiale può essere trasferito in contenitori a secco, generalmente realizzati con strutture metalliche e schermature in cemento.
Questi sistemi sono sottoposti a controlli di sicurezza e possono garantire una gestione sicura del combustibile per periodi prolungati.
Il problema principale non è quindi l’esistenza di un pericolo immediato e generalizzato, ma la mancanza di una soluzione definitiva per materiali che richiedono un isolamento di lunghissima durata.
L’assenza di un deposito permanente comporta inoltre costi continuativi per la sorveglianza, la manutenzione e la gestione delle infrastrutture.
Yucca Mountain, il deposito bloccato da oltre quindici anni
Il principale progetto americano per lo smaltimento permanente del combustibile nucleare esaurito è Yucca Mountain, situato nel Nevada.
Il sito è stato individuato dalla legislazione federale come unica località candidata per la costruzione di un deposito geologico permanente destinato ai rifiuti nucleari commerciali ad alta attività.
La decisione risale agli emendamenti del 1987 al Nuclear Waste Policy Act, la legge federale approvata nel 1982 per disciplinare la gestione del combustibile esaurito.
Negli anni successivi sono stati condotti studi geologici, valutazioni tecniche e analisi ambientali.
Tuttavia, il progetto ha incontrato una forte opposizione politica e istituzionale, soprattutto da parte dello Stato del Nevada.
Durante l’amministrazione Obama, il governo federale decise di interrompere il programma di sviluppo.
Dal 2010 non sono stati stanziati nuovi finanziamenti per la prosecuzione del progetto, lasciando irrisolta la questione della destinazione permanente delle scorie.
Perché Yucca Mountain continua a dividere gli Stati Uniti
La vicenda di Yucca Mountain evidenzia le difficoltà politiche e sociali legate alla scelta di un deposito nazionale.
I sostenitori del progetto ritengono che la realizzazione di una struttura centralizzata possa contribuire a ridurre la frammentazione dello stoccaggio e offrire una soluzione definitiva.
Gli oppositori sollevano invece interrogativi sulla sicurezza geologica, sulla protezione delle risorse idriche, sul trasporto del materiale radioattivo e sul consenso delle comunità interessate.
Le controversie hanno riguardato anche il rapporto tra governo federale e autorità statali.
Il problema del consenso locale rappresenta uno degli elementi più importanti nella scelta di infrastrutture destinate a ospitare materiali radioattivi per migliaia di anni.
L’esperienza finlandese dimostra l’importanza di coinvolgere il territorio sin dalle prime fasi della pianificazione.
Oltre 50 miliardi di dollari nel Fondo per le scorie nucleari
Uno degli aspetti più rilevanti della crisi americana è rappresentato dalla disponibilità di risorse finanziarie dedicate.
Il Nuclear Waste Fund, istituito dal Congresso nel 1982, è stato creato per finanziare lo smaltimento del combustibile nucleare esaurito prodotto dalle centrali commerciali.
Il fondo è stato alimentato attraverso contributi versati dagli operatori del settore elettrico, con l’obiettivo di coprire i costi futuri della gestione permanente dei rifiuti.
Secondo i documenti finanziari del Dipartimento dell’Energia, al 30 settembre 2025 il fondo deteneva 51,4 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitense.
Si tratta quindi di risorse finanziarie consistenti, accumulate per sostenere il programma nazionale di gestione delle scorie.
Tuttavia, l’esistenza del fondo non significa che il Dipartimento dell’Energia possa utilizzarne liberamente il capitale.
Le spese devono essere autorizzate attraverso il processo di bilancio federale e rispettare le disposizioni approvate dal Congresso.
Il Congresso deve autorizzare l’utilizzo del fondo
Il sistema americano prevede che l’impiego delle risorse del Nuclear Waste Fund sia subordinato alle autorizzazioni legislative e agli stanziamenti di bilancio.
Questo meccanismo introduce un elemento di dipendenza dalle decisioni politiche.
Anche in presenza di fondi disponibili, i programmi di gestione delle scorie possono subire ritardi se il Congresso non raggiunge un accordo sulle priorità e sulle modalità di finanziamento.
Secondo Vincent Ialenti, studioso delle politiche nucleari ed ex responsabile di programma del Dipartimento dell’Energia, la mancanza di continuità istituzionale rappresenta uno degli ostacoli principali alla realizzazione di infrastrutture destinate a funzionare per molti decenni.
In un articolo pubblicato sul Washington Post, Ialenti ha sottolineato che la gestione del combustibile nucleare esaurito richiede impegni che non possono dipendere esclusivamente dai cicli elettorali.
I ritardi costano miliardi ai contribuenti americani
Il mancato rispetto degli impegni federali sulla gestione delle scorie nucleari ha prodotto conseguenze finanziarie significative.
La legislazione statunitense prevedeva che il governo federale iniziasse ad assumersi la responsabilità del combustibile esaurito entro il 1998.
Poiché il programma non è stato realizzato nei tempi stabiliti, numerose compagnie elettriche hanno avviato azioni legali per ottenere il rimborso dei costi sostenuti per lo stoccaggio prolungato.
Queste controversie hanno comportato risarcimenti e accordi economici a carico del bilancio pubblico.
Secondo i documenti del Dipartimento dell’Energia, al settembre 2025 la responsabilità finanziaria residua stimata per i contenziosi relativi al mancato ritiro del combustibile esaurito ammontava a circa 38,6 miliardi di dollari.
Si tratta di un impegno potenziale particolarmente rilevante, distinto dalle risorse presenti nel Nuclear Waste Fund.
La mancata realizzazione del deposito permanente genera quindi una combinazione di costi operativi, obblighi contrattuali e rischi finanziari.
Le scelte energetiche cambiano con le amministrazioni
Un altro problema riguarda la continuità delle politiche energetiche statunitensi.
Negli ultimi decenni, il settore nucleare ha risentito delle differenti priorità adottate dalle amministrazioni federali.
I cambiamenti hanno interessato il sostegno alla costruzione di nuovi reattori, i programmi di finanziamento, la regolamentazione e la gestione delle scorie.
Secondo un’analisi dell’Atlantic Council, l’incertezza politica può aumentare i costi degli investimenti energetici, soprattutto per progetti che richiedono lunghi tempi di realizzazione.
Le imprese che investono in infrastrutture di lunga durata necessitano infatti di condizioni normative e finanziarie prevedibili.
La gestione dei rifiuti nucleari rappresenta un esempio particolarmente significativo, poiché richiede pianificazioni che superano ampiamente la durata di una singola legislatura.
Il modello finlandese può offrire indicazioni agli Stati Uniti
L’esperienza di Onkalo non può essere trasferita automaticamente negli Stati Uniti, dove le dimensioni territoriali, la struttura federale e il contesto politico sono differenti.
Tuttavia, il progetto finlandese offre indicazioni importanti sulla necessità di sviluppare procedure stabili e condivise.
Tra gli aspetti più rilevanti figurano la partecipazione delle comunità locali, la continuità dei finanziamenti e il coinvolgimento delle autorità indipendenti per la sicurezza nucleare.
La Finlandia ha sviluppato un sistema nel quale le imprese responsabili della produzione dei rifiuti contribuiscono finanziariamente alla loro gestione.
Gli Stati Uniti dispongono già di un meccanismo analogo attraverso il Nuclear Waste Fund, ma devono ancora definire una strategia operativa condivisa per lo smaltimento permanente.
La questione centrale riguarda quindi la capacità di trasformare le risorse finanziarie disponibili in un progetto istituzionale e industriale realizzabile.
Energia nucleare e nuove centrali: il problema delle scorie diventa più urgente
Il dibattito sulla gestione del combustibile esaurito assume un’importanza crescente mentre gli Stati Uniti cercano di rilanciare la produzione nucleare.
La domanda di elettricità è destinata ad aumentare anche per effetto dell’espansione dei centri dati, dell’intelligenza artificiale e dell’elettrificazione delle attività industriali.
L’energia nucleare viene considerata una fonte capace di fornire elettricità continuativa con basse emissioni operative di gas serra.
Tuttavia, la costruzione di nuovi reattori comporterà anche la produzione di ulteriore combustibile esaurito.
Senza una soluzione permanente, la quantità di materiale da gestire continuerà a crescere.
Per questo motivo, la pianificazione del futuro energetico americano dovrà necessariamente comprendere anche una strategia per la gestione dei rifiuti radioattivi.
La sfida americana: trasformare 50 miliardi di dollari in una soluzione concreta
Il confronto tra Finlandia e Stati Uniti evidenzia due situazioni molto differenti.
La Finlandia ha ottenuto la prima licenza operativa al mondo per un deposito geologico profondo destinato al combustibile nucleare esaurito, dopo un percorso istituzionale durato oltre quarant’anni.
Gli Stati Uniti, invece, continuano a conservare circa 99.000 tonnellate di combustibile esaurito in numerosi siti distribuiti sul territorio nazionale.
Il Paese dispone di risorse finanziarie significative, ma rimane privo di un accordo politico e istituzionale sulla destinazione permanente dei materiali.
Con oltre 50 miliardi di dollari nel Nuclear Waste Fund e nessun deposito definitivo operativo, Washington deve affrontare una questione che riguarda contemporaneamente sicurezza energetica, responsabilità finanziaria e tutela delle generazioni future.
L’esperienza finlandese dimostra che la realizzazione di un deposito permanente richiede non soltanto soluzioni ingegneristiche avanzate, ma anche fiducia pubblica, partecipazione delle comunità e continuità politica.
Per gli Stati Uniti, il futuro dell’energia nucleare dipenderà anche dalla capacità di risolvere questo problema storico, trasformando decenni di studi e risorse accumulate in una strategia concreta e sostenibile.
