(AGENPARL) - Roma, 5 Maggio 2025 - La Republika Srpska ha riaffermato il proprio impegno verso l’integrazione europea della Bosnia-Erzegovina nel suo 33º rapporto ufficiale presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineando che è l’unico livello di governo del Paese che dal 2009 armonizza sistematicamente la propria legislazione con l’acquis communautaire dell’Unione Europea.
Il documento, redatto dal Governo della Republika Srpska, evidenzia che nonostante la volontà istituzionale per un avvicinamento all’UE, il processo d’integrazione è fortemente ostacolato dalla presenza dell’Alto Rappresentante internazionale (OHR), ritenuto da Bruxelles stesso incompatibile con la sovranità statale richiesta per l’adesione.
“L’integrazione europea della Bosnia-Erzegovina continua purtroppo a essere bloccata a causa dell’esistenza di un reggente internazionale,” si legge nel rapporto, citando direttamente l’opinione dell’Unione Europea secondo cui una “supervisione così intensiva” è inconciliabile con l’appartenenza all’UE.
Il rapporto sottolinea che ex Alti Rappresentanti come Wolfgang Petritsch e Carl Bildt hanno ammesso che la persistenza dell’OHR non solo non aiuta, ma ostacola attivamente il cammino della Bosnia-Erzegovina verso l’Europa.
“Ogni decisione di Schmidt allontana la Bosnia-Erzegovina dall’UE,” avrebbe dichiarato Petritsch, mentre Bildt avrebbe osservato che l’OHR “è passato dall’essere parte della soluzione all’essere parte del problema”.
Giudici stranieri e ostacoli politici interni
Altro punto critico segnalato nel documento riguarda il mancato avanzamento di una delle 14 priorità chiave indicate dall’UE: la sostituzione dei giudici stranieri nella Corte costituzionale con cittadini della Bosnia-Erzegovina.
“I maggiori partiti serbi e croati hanno già sostenuto e presentato una proposta di legge in tal senso,” recita il rapporto, “ma i partiti bosgnacchi si rifiutano persino di prenderla in considerazione.”
A questo si aggiunge il blocco all’adozione del programma di riforme necessario per accedere ai fondi previsti dal Piano di crescita dell’UE per i Balcani occidentali, attribuito al partito bosgnacco SDA e ai quattro cantoni della Federazione da esso controllati.
L’impegno della Republika Srpska
Nonostante gli ostacoli, la Republika Srpska ribadisce la sua volontà di proseguire lungo la via europea, ma sempre nel rispetto della struttura costituzionale sancita dagli Accordi di Dayton.
“La Republika Srpska continuerà a sostenere i progressi della Bosnia-Erzegovina verso l’adesione all’UE,” conclude la sesta parte del rapporto, “insistendo nel contempo sul rispetto della struttura di Dayton della Bosnia-Erzegovina.”
Il documento sarà discusso nel prossimo ciclo di aggiornamenti sulla situazione in Bosnia-Erzegovina al Consiglio di Sicurezza, mentre cresce il dibattito internazionale sul futuro del ruolo dell’OHR e sulla sostenibilità dell’attuale assetto politico-istituzionale del Paese.
