
Il Ministero degli Affari Esteri serbo ha espresso grave preoccupazione riguardo alla dichiarazione del delegato dell’SDA presso il Consiglio dei popoli della Republika Srpska, Dževad Mahmutović, che ha invocato un conflitto armato in Bosnia ed Erzegovina. Secondo il Ministero, le sue parole non solo preoccupano i cittadini della Bosnia ed Erzegovina, ma anche l’intera regione.
Il Ministero ha invitato i rappresentanti politici della Bosnia-Erzegovina, in particolare i più estremisti membri del popolo bosniaco, a promuovere il rilancio del dialogo politico tra le entità e i popoli costituenti. “Tutto il resto getta benzina sul fuoco e contribuisce non solo all’escalation politica, ma anche a quella pericolosa della sicurezza”, ha sottolineato il Ministero degli Affari Esteri serbo.
In risposta ai messaggi di Mahmutović, il Ministero ha dichiarato che la Serbia non può rimanere in silenzio e indifferente quando vengono espresse minacce dirette contro il popolo serbo e le istituzioni legittime della Republika Srpska.
La dichiarazione ha sottolineato che l’intensificazione delle ostilità e l’invio di messaggi di minaccia potrebbe portare l’intera regione, e in particolare la Bosnia ed Erzegovina, in una direzione che non è nell’interesse di nessuna parte ragionevole. Il Ministero ha ribadito che la Serbia, pur non volendo interferire nelle relazioni politiche interne di altri Stati, come vicino e garante della sopravvivenza della Republika Srpska, ha il diritto di esprimere la propria preoccupazione per i toni sempre più militanti e provocatori di alcuni politici bosniaci.
Il Ministero ha anche insistito sul fatto che la soluzione alla crisi politica in Bosnia ed Erzegovina risiede nel moderare la retorica, rinnovare il dialogo interno e rafforzare la fiducia tra i popoli. La Serbia, si legge nella dichiarazione, continuerà a giocare un ruolo costruttivo sulla scena internazionale e a impegnarsi per calmare la situazione nel paese.
Mahmutović aveva dichiarato durante un’apparizione televisiva su un media federale che se la polizia della Republika Srpska avesse cercato di impedire l’arresto del presidente Milorad Dodik, sarebbe stato necessario ricorrere all’uso della forza, persino sparando.