
“Rimettere ordine nella pianificazione, era un passaggio necessario, perché nel piano precedente c’erano evidenti discrasie. Infatti nel 2020 il valore stimato di 8 miliardi da spendere entro il 2042 per messa in sicurezza, combustibile e smantellamento non teneva conto di una serie di costi non evidenziati e che un attento lavoro di approfondimento ha fatto emergere, oltre all’impatto dell’inflazione e delle materie prime, e che quantificano ora l’impegno complessivo dal 1999 al 2052 in 11,38 miliardi, di cui più di 5 già spesi. Soprattutto emergono i costi legati all’allungamento di dieci anni dei tempi di entrata in servizio del deposito nazionale e di alcune attività di smantellamento. Nel complesso, un’operazione serietà che abbiamo ritenuto fortemente necessaria”. È quanto spiega Gian Luca Artizzu, ad di Sogin, in una intervista al quotidiano Il Sole 24 Ore.
“Per quanto riguarda il Deposito Nazionale, siamo ben incanalati perché il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con il Ministro Pichetto Fratin ha fatto un lavoro molto serio per incardinare il processo. La sua entrata in esercizio stimata nel 2039 è un timing realistico con qualche sfida dentro che tiene conto della complessità normativa e ingegneristica dell’intero progetto. Ripeto, realismo e serietà”, afferma Artizzu, che aggiunge: “Da subito, grazie al sostegno del Ministero dell’Economia, ho potuto avviare una ristrutturazione organizzativa che ha portato alla rotazione dei direttori snellendo i livelli decisionali per procedere più agilmente”.