
Non capita tutti i giorni di vedere il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, mettersi in una posizione, diciamo, alquanto scomoda. Nel suo Decreto N. 506/SB , è proprio lui a dichiarare la necessità di revocare e annullare le elezioni precedenti per i “vizi e le irregolarità” riscontrate. Sì, hai letto bene: irregolarità . E a dichiararlo non è un giornalista ficcanaso né un oppositore interno, ma il leader stesso.
Quando il Gran Maestro fa autocritica (ma con discrezione)
Che spettacolo di trasparenza ci regala il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, con il suo Decreto N. 506/SB. Non capita tutti i giorni che un leader ammetta pubblicamente che le elezioni indette dal suo stesso decreto (n. 451/SB) siano state rovinate da “vizi e irregolarità”. Sì, proprio così: vizi e irregolarità, nero su bianco. E da chi lo apprendiamo? Dal documento ufficiale firmato da lui stesso! Un tocco di autoironia istituzionale che ci lascia senza fiato.
Bisi ci dice che queste irregolarità, individuate grazie all’art. 209 ter del Regolamento GOI, rendono necessaria una ripetizione del procedimento elettorale. Una scelta nobile, si dirà, per “garantire la corretta espressione del voto e la massima partecipazione”. Ma ora sorgono alcune domande. Se davvero c’erano vizi così gravi da invalidare le elezioni, perché nessuna iniziativa è stata presa in altre sedi opportune? Perché il Gran Maestro ha preferito limitarsi a revocare il procedimento senza approfondire o sanzionare? Ah, a saperlo…
Questa ammissione, d’altronde, ci ricorda le rivelazioni di Agenparl, che già aveva denunciato situazioni quantomeno “singolari” durante le elezioni del Grande Oriente. Ricordate il caos dei famosi “talloncini perduti”? Perché la C.E.N. (Commissione Elettorale Nazionale) avrebbe annullato centinaia di voti per colpa di un pezzo di carta adesiva dimenticato? Una storia quasi surreale, degna di un’opera teatrale, che oggi torna alla mente con ancora più domande.
Alla fine, il decreto non chiarisce tutto, ma ci offre un elemento interessante: l’onestà di dichiarare che qualcosa non ha funzionato. Certo, non sarebbe male se, oltre a dichiarare l’esistenza di irregolarità, si decidesse anche di approfondirle, magari con qualche provvedimento concreto. Perché se è il Gran Maestro stesso ad ammettere il problema, non ci resta che chiederci: cosa aspettiamo a fare davvero chiarezza?
Un plauso alla sincerità, ma con una risata amara: Agenparl aveva ragione. Eh sì, a saperlo prima…