
Il quarto governo dell’anno è stato lunedì presentato sera dal nuovo Primo Ministro François Bayrou, in un contesto politico caotico che vede il ritorno di figura chiave del macronismo neoliberista. Questa nuova formazione sembra destinata a scontrarsi con le stesse problematiche che hanno portato al fallimento delle precedenti amministrazioni.
François Bayrou, scelto dieci giorni fa per succedere a Michel Barnier, ha svelato una squadra di ministri che ha suscitato immediati dubbi sulla capacità del governo di navigare nel tumultuoso panorama politico francese. Tra i membri spiccano Élisabeth Borne, ex Primo Ministro, ora Ministro dell’Istruzione; Manuel Valls, nuovo Ministro dell’Oltremare; Gérald Darmanin, che lascia il Ministero dell’Interno per dirigere il Ministero della Giustizia; e Bruno Retailleau, che rimane alla guida del Ministero dell’Interno.
Nonostante il tentativo di Bayrou di presentare un coeso esecutivo, l’impressione generale è che si tratti di una riedizione delle politiche di Emmanuel Macron, già respinte dagli elettori.
Il panorama politico francese rimane profondamente frammentato. La sinistra del Nuovo Fronte Popolare (NFP) e la destra populista del Raggruppamento Nazionale (RN) non hanno risparmiato critiche al nuovo governo.
Jordan Bardella, leader del RN, ha etichettato l’esecutivo come una “coalizione di fallimenti”, aggiungendo con sarcasmo che “fortunatamente, il ridicolo non uccide”. Marine Le Pen ha ribadito il suo scetticismo, definendo il governo “privo di legittimità e con una maggioranza irraggiungibile”.
Olivier Faure, leader del Partito Socialista, ha descritto il governo come “una provocazione”, mentre Rima Hassan di La France Insoumise ha invocato una “rivoluzione” e la “presa dell’Eliseo”.
Le difficoltà per Bayrou sono già evidenti. La mancanza di una maggioranza parlamentare rende quasi certo il ricorso all’Articolo 49.3 della Costituzione per approvare leggi senza votazione. Questo strumento, sebbene legale, ha storicamente generato forti tensioni, come dimostrato dalle rivolte dell’anno scorso contro le riforme pensionistiche.
Jean-Luc Mélenchon ha previsto un rapido collasso del nuovo governo, dichiarando che “non supererà l’inverno”. Il rischio concreto è che Bayrou ripercorra le stesse difficoltà di Barnier, incapace di far passare il bilancio senza scatenare una nuova crisi parlamentare.
La Francia si trova in una posizione delicata: il deficit e il debito pubblico, ormai al 112% del PIL, rappresentano una bomba a orologeria. Bayrou ha dichiarato che utilizzerà l’Articolo 49.3 solo “sulla seconda parte del bilancio”, cercando di rassicurare i critici, ma le prospettive restano incerte.
Se il governo non riesce a trovare un compromesso, il rischio è quello di una nuova paralisi politica. Con Emmanuel Macron impossibilitato a indire elezioni legislative fino a giugno, aumentare le pressioni affinché il presidente consideri dimissioni anticipate, nonostante il suo mandato scada nel 2027.
Il nuovo governo Bayrou, presentato come un tentativo di stabilità, sembra destinato a seguire il destino delle precedenti amministrazioni: un fallimento annunciato in un contesto politico e sociale sempre più polarizzato. La Francia si trova di fronte a un bivio, con la necessità urgente di superare l’impasse politica per evitare il rischio di un’ulteriore destabilizzazione.