(AGENPARL) - Roma, 27 Settembre 2024 - (AGENPARL) – ven 27 settembre 2024 La Toscana notifica ricorso a Consulta sui nuovi vincoli a fabbisogni
personale in sanità
Scritto da Walter Fortini, venerdì 27 settembre 2024
La Regione Toscana ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la norma
che introduce nuovi vincoli sui piani dei fabbisogni triennali del
personale, inserita nel cosiddetto “decreto liste di attesa”. “L’avevamo
annunciato – spiegano il presidente Eugenio Giani e l’assessore al diritto
alla salute Simone Bezzini – e l’atto è stato notificato nei giorni scorsi
alla Consulta. La Toscana non ci sta”.
Al centro del ricorso c’è l’articolo 5 comma due, che prevede che i piani
dei fabbisogni triennali del personale delle Regioni debbano essere
approvati con decreto del Ministero della salute, di concerto con il
Ministero dell’economia e delle finanze. “Si tratta di una norma che
viola il titolo V e le competenze attribuite dalla Costituzione alle
Regioni- commentano Giani e Bezzini-. Lo stesso Governo che promuove
riforme come l’autonomia differenziata che contribuiscono a spaccare il
Paese aumentandone le disuguaglianze, sulla sanità impone procedure
centralizzate che rendono ancora più critica la gestione del sistema
sanitario regionale”.
Nella pratica, secondo la nuova legge, il Ministero dovrebbe approvare un
decreto per ciascun piano regionale o, peggio, un decreto unico dopo che
sono stati raccolti tutti e venti piani di fabbisogno del personale. “E’
un cambiamento sostanziale rispetto al sistema attuale, che produrrà un
eccessivo appesantimento burocratico e ritardi – spiegano presidente ed
assessore -, aggravando l’operatività delle aziende sanitarie ed
ospedaliere e senza nessun effetto sulle liste d’attesa”.
“Se l’intenzione del Governo era abbattere le liste d’attesa –
sottolineano – con questo decreto siamo ben distanti dall’obiettivo.
Ricordiamo che il Governo non ha previsto nessuno stanziamento di risorse
per per aumentare il volume delle prestazioni, e dunque contenere davvero
le liste d’attesa. Non c’è nessuna risorsa in più per assunzioni o
produttività aggiuntiva né per l’acquisto di prestazioni, così come è
del tutto assente una strategia sull’appropriatezza delle prescrizioni”.
“E’ impossibile – concludono – credere che possa produrre benefici per le
persone e per il sistema sanitario pubblico. Noi continueremo a difendere
la sanità pubblica con tutti gli strumenti a nostra disposizione”.
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