(AGENPARL) - Roma, 4 Aprile 2023(AGENPARL) – mar 04 aprile 2023 OMUNICATO STAMPA
RAMPELLI (VPC): LA VERA PDL SULLA LINGUA ITALIANA
Precisazioni a margine dei ridicoli e infondati commenti di questi giorni
Il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli spiega la proposta di legge sulla promozione della lingua italiana. A correzione dei commenti fatti da molti, senza conoscere il testo.
I TEMPI, NON ERA IL MOMENTO GIUSTO
Non ho inviato alcun comunicato stampa, né fatto una conferenza stampa di presentazione. La proposta è stata presentata a inizio legislatura in automatico, riproponendola dalle precedenti che riportavano la firma di tutto il Gruppo FDI.
Un’agenzia di stampa, rovistando tra le PDL giacenti, si è autonomamente “appassionata” e gli ha dedicato un lancio. Da qui il dibattito di questa settimana.
LE SANZIONI E ‘UNDERDOG’
La PDL non prevede il divieto di utilizzare parole straniere, non interviene per limitare la libertà individuale di ogni persona nell’uso dei termini che desidera. Dunque anche le conseguenti critiche sull’uso del termine “underdog” da parte del presidente Meloni, a prescindere dall’unicità della parola scelta, sono infondate.
La PDL impone che la Pubblica amministrazione (e altri enti pubblici e privati che operano suL nostro territorio) usi termini italiani per farsi capire dai cittadini. Si tratta dell’elementare ‘diritto di comprensione’ che va garantito a tutti i cittadini, compresi gli “ultimi”, i soggetti socialmente svantaggiati, gli anziani, i giovanissimi, coloro che per ragioni economiche hanno lasciato gli studi per andare a lavorare. E pagano le tasse. Nessuno può permettersi di escluderli da leggi, regolamenti, contratti, convenzioni, diritti, doveri, opportunità, ciclo dei consumi. La democrazia deve essere accessibile a tutti sennò diventa aristocrazia “illuminata”.
La PDL si rivolge dunque ai soggetti economici, non si cittadini, per questo le sanzioni hanno uno spettro così ampio (da 5 a 100mila euro), anche per considerare la fattispecie della reiterazione. Fermo restando che non è questo il cuore della proposta, che peraltro potrà essere migliorata in sede di approvazione e la cui parte operativa si troverà nei decreti attuativi.
IL MADE IN ITALY
Altra osservazione simpatica e tendenziosa riguarda il Ministero del Made in Italy, varato esattamente con lo scopo di promuovere i prodotti italiani all’estero. Ovvio che l’effetto, nel caso in cui volessimo dire ‘fabbricato in Italia’ sarebbe decisamente diverso.
La proposta di legge infatti non contempla gli enti che operano nel campo della internazionalizzazione perché l’obiettivo di favorire la penetrazione delle eccellenze italiane all’estero si ottiene più efficacemente con l’uso della lingua dominante, l’inglese.
PANORAMA EUROPEO
La maggioranza delle nazioni europee, a eccezione di quelle anglofone o multilingue, difende la lingua madre fin dalla Costituzione. Gli Stati europei che riconoscono nella propria Costituzione la lingua ufficiale sono 18 su 27: l’Austria (art.8), la Bulgaria (art.3), Cipro (art.3), la Croazia (art.12), l’Estonia (art.7), la Finlandia (art.17), la Francia (art.2), l’Irlanda (art.8), la Lettonia (art.4), la Lituania (art.14), Malta (art.5), la Polonia (art.27), il Portogallo (art.11), la Romania (art.13), la Slovacchia (art.6), la Slovenia (art.11), la Spagna (art.3) e l’Ungheria (art. H). Ovviamente non lo fanno le nazioni anglofone né quelle multilingue.
Noi giustamente tuteliamo le minoranze linguistiche, ma non la lingua italiana rendendo incompleto il testo. A ben vedere le minoranze linguistiche francofone e tedesche stanno all’italiano, come l’italiano sta al sistema globale, dove domina il ceppo anglo-americano. Siamo nel mondo minoranza linguistica, come le altre lingue europee che, per questo, si sono messe in protezione.
LA PRESUNTA AUTARCHIA LINGUISTICA
Altra infondata obiezione che certo non eleva il dibattito culturale sui destini delle lingue madri nel mondo è quella secondo la quale la proposta di legge avrebbe un retropensiero autarchico. In regime autarchico si ostacolava l’uso dei termini stranieri da parte dei cittadini e si italianizzavano i termini stranieri che non trovavano una corrispettiva traduzione in italiano. Nella proposta di legge non ci sono nessuno di questi due aspetti. Semmai l’obiettivo è di allineare l’Italia alle altre nazioni europee che su questa materia sono più avanti di noi con risultati raggiunti trasversalmente agli schieramenti tradizionali, perché la lingua madre non è di destra né di sinistra.
L’ACCADEMIA DELLA CRUSCA
Interpellato dai giornalisti, il presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini ha criticato il testo nonostante l’Accademia abbia stilato documenti e saggi, organizzato convegni e gruppi di studio contro l’invasione di lingue straniere e linguaggi tecnologici (che contaminano l’italiano). Il presidente ha lamentato l’ammontare della sanzione che rischia di inficiare la bontà del progetto, probabilmente cadendo nell’errore fatto da altri nel pensare che le sanzioni fossero indirizzare a singoli cittadini. Inutile dire che trattandosi di una proposta di legge, è soggetta a tutte le modifiche del caso anche all’eliminazione delle stesse sanzioni. Ma è difficile immaginare una regolamentazione senza sanzione. Infine, il presidente ha lamentato il mancato coinvolgimento dell’Accademia. Evidentemente il professore non ha letto la PdL perché nell’articolato è previsto il coinvolgimento proprio dell’Accademia della Crusca, insieme all’Enciclopedia Treccani e alla Società Dante Alighieri.
IL MODELLO FRANCESE
La Francia incardina la lingua madre nella Costituzione e, non è la sola, possiede leggi ordinarie a declinare il principio della sua difesa.
La legge Toubon, cui s’ispira la mia proposta, fu approvata con Presidente della Repubblica Francois Mitterand e prevede sanzioni per gli stessi soggetti da me menzionati.
Ma nel metodo francese c’è di più: esiste il ministero per la Francofonia e, perfino, una commissione per l’arricchimento della lingua francese che, ogni anno, riferisce al Parlamento i nuovi vocaboli creati e introdotti per sostituire quelli stranieri che si sono inseriti nel linguaggio comune. E, soprattutto, c’è una legge sul ‘diritto di comprensione’.
Macron dunque è fascista?